1. DOPO questo, Giobbe aprì la sua bocca, e maledisse il suo giorno.

2. E prese a dire:

3. Possa perire il giorno nel quale io nacqui, E la notte che fu detto: Un maschio è nato.

4. Quel giorno sia tenebroso; Iddio non ne abbia cura da alto, E non risplenda la luce sopra esso.

5. Tenebre, ed ombra di morte rendanlo immondo; La nuvola dimori sopra esso; Queste cose rendanlo spaventevole, quali sono i giorni più acerbi.

6. Caligine ingombri quella notte; Non rallegrisi fra i giorni dell’anno, Non sia annoverata fra i mesi.

7. Ecco, quella notte sia solitaria, Non facciansi in essa canti alcuni.

8. Maledicanla coloro che maledicono i giorni, I quali son sempre apparecchiati a far nuovi lamenti.

9. Oscurinsi le stelle del suo vespro; Aspetti la luce, ma non ne venga alcuna, E non vegga le palpebre dell’alba;

10. Perciocchè non serrò gli usci del seno di mia madre, E non fece sì che gli occhi miei non vedessero l’affanno.

11. Perchè non morii io dalla matrice? Perchè non trapassai come prima uscii del seno?

12. Perchè mi furono pòrte le ginocchia? Perchè le mammelle, acciocchè io poppassi?

13. Conciossiachè ora giacerei, e mi riposerei; Io dormirei, e pezzo fa sarei in riposo,

14. Con i re, e con i consiglieri della terra, I quali edificavano i luoghi deserti;

15. Ovvero co’ principi, che aveano dell’oro, Ed empievano le lor case d’argento;

16. Ovvero anche del tutto non sarei stato, come un abortivo nascosto, Come il feto che non ha veduta la luce.

17. Quivi cessano gli empi di travagliare altrui, E quivi si riposano gli stanchi.

18. Parimente i prigioni hanno requie, E non odono più la voce del sollecitator delle opere.

19. Quivi è il piccolo e il grande; E il servo franco del suo signore.

20. Perchè dà egli la luce al miserabile, E la vita a coloro che sono in amaritudine d’animo?

21. I quali aspettano la morte, e pure ella non viene; E la ricercano più che tesori nascosti;

22. E si rallegrano, fino a festeggiarne, E gioiscono, quando hanno trovato il sepolcro.

23. Perchè dà egli la luce all’uomo, la cui via è nascosta, E il quale Iddio ha assiepato d’ogn’intorno?

24. Conciossiachè, avanti che io prenda il mio cibo, il mio sospiro venga, E i miei ruggiti si versino come acqua.

25. Perchè ciò di che io avea spavento mi è avvenuto, E mi è sopraggiunto quello di che avea paura.

26. Io non ho avuta tranquillità, nè riposo, nè quiete; Ed è venuto il turbamento.

1. ED Elifaz Temanita rispose, e disse:

2. Se noi imprendiamo a parlarti, ti sarà egli molesto? Ma pur chi potrebbe rattener le parole?

3. Ecco, tu correggevi molti, E rinforzavi le mani rimesse.

4. I tuoi ragionamenti ridirizzavano quelli che vacillavano, E tu raffermavi le ginocchia che piegavano.

5. Ma ora che il male ti è avvenuto, tu te ne affanni; Ora ch’è giunto fino a te, tu ne sei smarrito.

6. La tua pietà non è ella stata la tua speranza, E l’integrità delle tue vie la tua aspettazione?

7. Deh! rammemorati, quale innocente perì mai, Ed ove furono gli uomini diritti mai distrutti?

8. Siccome io ho veduto che quelli che arano l’iniquità, E seminano la perversità, la mietono.

9. Essi periscono per l’alito di Dio, E son consumati dal soffiar delle sue nari.

10. Il ruggito del leone, e il grido del fier leone son ribattuti; E i denti de’ leoncelli sono stritolati.

11. Il vecchio leone perisce per mancamento di preda, E i figli della leonessa son dissipati.

12. Or mi è stata di nascosto significata una parola, E l’orecchio mio ne ha ritenuto un poco.

13. Fra le immaginazioni delle visioni notturne, Quando il più profondo sonno cade sopra gli uomini,

14. Mi è venuto uno spavento ed un tremito, Che ha spaventate tutte quante le mie ossa.

15. Ed uno spirito è passato davanti a me, Che mi ha fatto arricciare i peli della mia carne;

16. Egli si è fermato, ed io non ho riconosciuto il suo aspetto; Una sembianza è stata davanti agli occhi miei, Ed io ho udita una voce sommessa che diceva:

17. L’uomo sarebbe egli giustificato da Dio? L’uomo sarebbe egli giudicato puro dal suo fattore?

18. Ecco, egli non si fida ne’ suoi servitori, E scorge della temerità ne’ suoi Angeli.

19. Quanto più in coloro che abitano in case di fango, Il cui fondamento è nella polvere, E che son ridotti in polvere, esposti a’ vermi?

20. Dalla mattina alla sera sono stritolati, E periscono in perpetuo, senza che alcuno vi ponga mente.

21. L’eccellenza ch’era in loro non si diparte ella? Muoiono, ma non con sapienza.

1. Grida pure, vi sarà egli alcuno che ti risponda? Ed a cui d’infra i santi ti rivolgerai tu?

2. Conciossiachè il cruccio uccida il pazzo, E lo sdegno faccia morir lo stolto.

3. Io ho veduto il pazzo che si radicava; Ma incontanente ho maledetto il suo abitacolo.

4. I suoi figliuoli son lungi dalla salvezza, E sono oppressati nella porta, senza che alcuno li riscuota.

5. L’affamato divora la ricolta di esso, E la rapisce di mezzo le spine; E i ladroni trangugiano le sue facoltà.

6. Perciocchè la sventura non ispunta dalla polvere, E il dolore non germoglia dalla terra;

7. Benchè l’uomo nasca per soffrire, Come le faville delle brace per volare in alto.

8. Ma quant’è a me, io ricercherei pure Iddio, Ed addirizzerei il mio ragionamento a Dio;

9. Il quale fa cose sì grandi, che non si posson investigare; E tante cose maravigliose, che non si possono annoverare;

10. Che manda la pioggia in su la terra, E le acque in su le campagne;

11. Che innalza i bassi, E fa che quelli ch’erano in duolo sono esaltati per salvazione;

12. Che disperde i pensieri degli astuti, E fa che le lor mani non possono far nulla di bene ordinato.

13. Egli soprapprende i savi nella loro astuzia, E fa che il consiglio de’ perversi va in ruina.

14. Di giorno scontrano tenebre, E in pien mezzodì vanno a tentone come di notte.

15. Ma egli salva il bisognoso dalla spada, Dalla gola loro, e dalla mano del possente.

16. E vi è qualche speranza per lo misero; Ma l’iniquità ha la bocca turata.

17. Ecco, beato è l’uomo, il quale Iddio castiga; E però non disdegnar la correzione dell’Onnipotente.

18. Perciocchè egli è quel che manda la doglia e altresì la fascia; Egli è quel che fa la piaga, e le sue mani altresì guariscono.

19. In sei afflizioni egli ti libererà, Ed in sette il male non ti toccherà.

20. In tempo di fame egli ti riscoterà dalla morte, E in tempo di guerra dalla spada.

21. Al tempo del flagello della lingua tu sarai nascosto; E non temerai la desolazione, quando verrà.

22. Tu riderai del guasto e della carestia; E non temerai delle fiere della terra.

23. Perciocchè tu avrai patto eziandio con le pietre de’ campi; E le fiere della campagna ti saranno rendute pacifiche.

24. E tu conoscerai per prova che il tuo padiglione non sarà se non pace, E governerai la tua casa, e nulla ti verrà fallito.

25. E riconoscerai che la tua progenie sarà molta, E che i tuoi discendenti saranno come l’erba della terra.

26. Tu entrerai in estrema vecchiezza nel sepolcro, Come la bica delle biade è accumulata al suo tempo.

27. Ecco ciò noi ti diciamo; noi l’abbiamo investigato; egli è così; Ascoltalo, e riconoscilo.

1. E GIOBBE rispose e disse:

2. Fosse pur lo sdegno mio ben pesato, E fosse parimente la mia calamità levata in una bilancia!

3. Perciocchè ora sarebbe trovata più pesante che la rena del mare; E però le mie parole vanno all’estremo.

4. Perchè le saette dell’Onnipotente sono dentro di me, E lo spirito mio ne beve il veleno; Gli spaventi di Dio sono ordinati in battaglia contro a me.

5. L’asino salvatico raglia egli presso all’erba? Il bue mugghia egli presso alla sua pastura?

6. Una cosa insipida si mangia ella senza sale? Evvi sapore nella chiara ch’è intorno al torlo dell’uovo?

7. Le cose che l’anima mia avrebbe ricusate pur di toccare Sono ora i miei dolorosi cibi.

8. Oh! venisse pur quel ch’io chieggio, e concedessemi Iddio quel ch’io aspetto!

9. E piacesse a Dio di tritarmi, Di sciorre la sua mano, e di disfarmi!

10. Questa sarebbe pure ancora la mia consolazione, Benchè io arda di dolore, e ch’egli non mi risparmi, Che io non ho nascoste le parole del Santo.

11. Quale è la mia forza, per isperare? E quale è il termine che mi è posto, per prolungar l’aspettazione dell’anima mia?

12. La mia forza è ella come la forza delle pietre? La mia carne è ella di rame?

13. Non è egli così che io non ho più alcun ristoro in me? E che ogni modo di sussistere è cacciato lontan da me?

14. Benignità dovrebbe essere usata dall’amico inverso colui ch’è tutto strutto; Ma esso ha abbandonato il timor dell’Onnipotente,

15. I miei fratelli mi hanno fallito, a guisa di un ruscello, Come rapidi torrenti che trapassano via;

16. I quali sono scuri per lo ghiaccio; E sopra cui la neve si ammonzicchia;

17. Ma poi, al tempo che corrono, vengono meno, Quando sentono il caldo, spariscono dal luogo loro.

18. I sentieri del corso loro si contorcono, Essi si riducono a nulla, e si perdono.

19. Le schiere de’ viandanti di Tema li riguardavano, Le carovane di Seba ne aveano presa speranza;

20. Ma si vergognano di esservisi fidati; Essendo giunti fin là, sono confusi.

21. Perciocchè ora voi siete venuti a niente; Avete veduta la ruina, ed avete avuta paura.

22. Vi ho io detto: Datemi, E fate presenti delle vostre facoltà per me?

23. E liberatemi di man del nemico, E riscuotetemi di man de’ violenti?

24. Insegnatemi, ed io mi tacerò; E ammaestratemi, se pure ho errato in qualche cosa.

25. Quanto son potenti le parole di dirittura! E che potrà in esse riprendere alcun di voi?

26. Stimate voi che parlare sia convincere? E che i ragionamenti di un uomo che ha perduta ogni speranza non sieno altro che vento?

27. E pure ancora voi vi gittate addosso all’orfano, E cercate di far traboccare il vostro amico.

28. Ora dunque piacciavi riguardare a me, E se io mento in vostra presenza.

29. Deh! ravvedetevi; che non siavi iniquità; Da capo, il dico, ravvedetevi, io son giusto in questo affare.

30. Evvi egli iniquità nella mia lingua? Il mio palato non sa egli discerner le cose perverse?

1. Non ha l’uomo un termine della sua milizia in su la terra? E non sono i suoi giorni simili a quelli di un mercenario?

2. Come il servo aspira all’ombra, E il mercenario aspetta il premio della sua opera;

3. Così mi sono stati dati per eredità de’ mesi molesti; E mi sono state assegnate per parte mia notti penose.

4. Se mi son posto a giacere, dico: Quando mi leverò? Quando sarà passata la notte? E mi stanco di dimenarmi fino all’alba.

5. La mia carne è rivestita di vermini, e di gromma di terra; La mia pelle si schianta, e si disfa.

6. I miei giorni son passati via più leggermente che la spola del tessitore, E son venuti meno senza speranza.

7. Ricordati che la mia vita è un vento, Che l’occhio mio non tornerà più a vedere il bene.

8. L’occhio di chi mi vede non mi riguarderà più; Se tu rivolgi gli occhi verso me, io non sarò più.

9. Come la nuvola si dilegua, e se ne va via; Così chi scende nel sepolcro non ne salirà più fuori.

10. Egli non ritornerà più a casa sua, E il luogo suo non lo riconoscerà più.

11. Io altresì non ratterrò la mia bocca; Io parlerò nell’angoscia del mio spirito, Io mi lamenterò nell’amaritudine dell’anima mia.

12. Sono io un mare, o una balena, Che tu mi ponga guardia attorno?

13. Quando io dico: La mia lettiera mi darà alleggiamento, Il mio letto solleverà parte del mio lamento;

14. Allora tu mi sgomenti con sogni, E mi spaventi con visioni.

15. Talchè io nell’animo sceglierei innanzi di essere strangolato, E innanzi vorrei la morte che le mie ossa.

16. Io son tutto strutto; io non viverò in perpetuo; Cessati da me; conciossiachè i miei giorni non sieno altro che vanità.

17. Che cosa è l’uomo, che tu ne faccia sì grande stima, Che tu ponga mente ad esso?

18. E che tu lo visiti ogni mattina, E ad ogni momento l’esamini?

19. Fino a quando non ti rivolgerai indietro da me, E non mi darai alcuna posa, Tanto che io possa inghiottir la mia saliva?

20. Io ho peccato; che opererò inverso te, o Guardiano degli uomini? Perchè mi hai posto per tuo bersaglio, E perchè sono io grave a me stesso?

21. E perchè non perdoni il mio misfatto, E non rimuovi la mia iniquità? Conciossiachè di presente giacerò nella polvere; E, se poi tu mi ricerchi, io non sarò più.

1. E BILDAD Suhita rispose, e disse:

2. Infino a quando proferirai tali ragionamenti, E saranno le parole della tua bocca come un vento impetuoso?

3. Iddio pervertirebbe egli il giudicio? L’Onnipotente pervertirebbe egli la giustizia?

4. Se i tuoi figliuoli hanno peccato contro a lui, Egli altresì li ha dati in mano del lor misfatto.

5. Ma quant’è a te, se tu ricerchi Iddio, E chiedi grazia all’Onnipotente;

6. Se tu sei puro e diritto, Certamente egli si risveglierà di presente in favor tuo, E farà prosperare il tuo giusto abitacolo.

7. E la tua condizione di prima sarà stata piccola, E l’ultima diventerà grandissima.

8. Perciocchè domanda pur le età primiere, E disponti ad informarti da’ padri loro;

9. Imperocchè, quant’è a noi, siamo sol da ieri in qua, E non abbiamo intendimento; Perchè i nostri giorni son come un’ombra sopra la terra;

10. Non insegnerannoti essi, e non parlerannoti, E non trarranno essi fuori ragionamenti dal cuor loro?

11. Il giunco sorgerà egli senza pantano? L’erba de’ prati crescerà ella senz’acqua?

12. E pure, mentre è ancor verde, e non è ancora segata, Si secca avanti ogni altra erba.

13. Tali son le vie di tutti quelli che dimenticano Iddio, E così perirà la speranza dell’ipocrita;

14. La cui speranza sarà troncata, E la cui confidanza sarà una casa di ragnolo.

15. Egli si appoggerà in su la casa sua, ma quella non istarà ferma; Egli si atterrà ad essa, ma ella non istarà in piè.

16. Egli è verdeggiante al sole, E i suoi rami si spandono fuori in sul giardino, nel quale è piantato;

17. Le sue radici s’intralciano presso alla fonte, Egli mira la casa di pietra.

18. Ma, se alcuno lo manderà in ruina, divellendolo dal luogo suo, Questo lo rinnegherà dicendo: Io non ti vidi giammai.

19. Ecco, tale è l’allegrezza della sua via, E dalla polvere ne germoglieranno altri.

20. Ecco, Iddio non disdegna l’uomo intiero; Ma altresì non presta la mano a’ maligni.

21. Ancora empierà egli la tua bocca di riso, E le tue labbra di giubilo.

22. Quelli che ti odiano saranno vestiti di vergogna; Ma il tabernacolo degli empi non sarà più.

1. E GIOBBE rispose e disse:

2. Veramente io so ch’egli è così; E come si giustificherebbe l’uomo appo Iddio?

3. Se Iddio vuol litigar con lui, Egli non gli potrà rispondere d’infra mille articoli ad un solo.

4. Egli è savio di cuore, e potente di forza; Chi si è mai indurato contro a lui, ed è prosperato?

5. Contro a lui, che spianta i monti, Senza che si possa sapere come egli li abbia rivolti sottosopra nella sua ira;

6. Che crolla la terra, e la smuove dal luogo suo; E da cui le colonne di essa sono scosse;

7. Che parla al sole, ed esso non si leva; Che tiene suggellate le stelle;

8. Che distende tutto solo i cieli, E calca le sommità del mare;

9. Che ha fatto i segni del Carro, dell’Orione, delle Gallinelle, E quelli che sono in fondo all’Austro;

10. Che fa cose tanto grandi, che non si possono investigare; E tante cose maravigliose che non si possono annoverare.

11. Ecco, egli passerà davanti a me, ed io nol vedrò; Ripasserà, ed io non lo scorgerò.

12. Ecco, egli rapirà, e chi gli farà far restituzione? Chi gli dirà: Che fai?

13. Iddio non raffrena l’ira sua; Sotto lui sono atterrati i bravi campioni.

14. Quanto meno gli risponderei io, Ed userei parole scelte contro a lui?

15. Io, che quantunque fossi giusto, non risponderei, Anzi chiederei grazia al mio Giudice.

16. Se io grido, ed egli mi risponde, Pur non potrò credere ch’egli abbia ascoltata la mia voce;

17. Conciossiachè egli mi abbia conquiso con un turbo, E mi abbia date di molte battiture senza cagione.

18. Egli non mi permette pur di respirare; Perciocchè egli mi sazia di amaritudini.

19. Se si tratta di forza, ecco, egli è potente; Se di giudicio, chi mi citerà?

20. Benchè io sia giusto, la mia bocca mi condannerà; Quantunque io sia intiero, ella mi dichiarerà perverso.

21. Benchè io sia intiero, io non riconoscerò me stesso; Io avrò a sdegno la vita mia.

22. Egli è tutt’uno; perciò ho detto: Egli distrugge ugualmente l’uomo intiero e l’empio.

23. Se è un flagello, egli uccide in un momento; Ma egli si beffa della prova degl’innocenti.

24. La terra è data in mano all’empio, Il qual copre la faccia de’ giudici di essa. Ora, se Iddio non fa questo, chi è egli dunque?

25. Ma i miei giorni sono stati più leggieri che un corriero; Son fuggiti via, non hanno goduto il bene;

26. Son trascorsi come saette, Come un’aquila che vola frettolosa al pasto.

27. Se io dico: Io dimenticherò il mio lamento, Io lascerò il mio cruccio, e mi rinforzerò;

28. Io sono spaventato di tutti i miei tormenti, Io so che tu non mi reputerai innocente.

29. Io sarò reo; Perchè adunque mi affaticherei in vano?

30. Quando io mi fossi lavato con acque di neve, E nettatomi le mani col sapone;

31. Allora pure tu mi tufferesti in una fossa, E i miei vestimenti mi avrebbero in abbominio.

32. Perciocchè egli non è un uomo, come son io, perchè io gli risponda, E perchè noi veniamo insieme a giudicio.

33. Ei non v’è niuno che possa dar sentenza fra noi, Che possa metter la mano sopra amendue noi.

34. Ma rimuova egli pur la sua verga d’addosso a me, E non mi conturbi il suo spavento.

35. Allora io parlerò, e non avrò paura di lui; Perciocchè in questo stato io non sono in me stesso.

1. L’anima mia si annoia della mia vita. Io mi lascerò scorrere addosso il mio lamento; Io parlerò nell’amaritudine dell’anima mia.

2. Io dirò a Dio: Non condannarmi; Fammi assapere perchè tu litighi meco.

3. Ti par egli ben fatto di oppressare, Di sdegnar l’opera delle tue mani, E di risplendere sopra il consiglio degli empi?

4. Hai tu occhi di carne? Vedi tu come vede l’uomo?

5. Sono i tuoi giorni come i giorni dell’uomo mortale? Sono i tuoi anni come l’età umana?

6. Che tu faccia inchiesta della mia iniquità, E prenda informazione del mio peccato?

7. A te si appartiene di conoscere che io non son reo; E non vi è niuno che riscuota dalla tua mano.

8. Le tue mani mi hanno formato e composto; E tu mi distruggi tutto quanto d’ogn’intorno.

9. Deh! ricordati che tu mi hai formato come dell’argilla; E tu mi fai ritornare in polvere.

10. Non mi hai tu colato come latte, E fatto rappigliar come un cacio?

11. Tu mi hai vestito di pelle e di carne E mi hai contesto d’ossa e di nervi.

12. Tu mi hai data la vita, ed hai usata benignità inverso me; E la tua cura ha guardato lo spirito mio.

13. E pur tu avevi riposte queste cose nel cuor tuo; Io conosco che questo era appo te.

14. Se io ho peccato, tu mi hai notato, E non mi hai assolto della mia iniquità.

15. Se io sono stato reo, guai a me; E se son giusto, non però alzo il capo, Essendo sazio d’ignominia, e veggendo la mia afflizione;

16. E se pur l’alzo, tu mi cacci a giusa di fiero leone, E torni a dimostrarti maraviglioso contro a me.

17. Tu mi produci in faccia nuovi testimoni tuoi; Tu accresci la tua indegnazione contro a me; Eserciti a muta sono sopra me.

18. Perchè dunque mi hai tratto fuor della matrice? Io vi sarei spirato, e l’occhio d’alcuno non mi avrebbe veduto.

19. Io sarei stato come se non avessi giammai avuto essere; Io sarei stato portato dal seno alla sepoltura.

20. I miei giorni non sono eglino poca cosa? cessa dunque, E rimanti da me, sì che io mi rinforzi un poco;

21. Avanti che io me ne vada alla terra delle tenebre, Dell’ombra della morte, onde mai non tornerò;

22. Alla terra d’oscurità simile a caligine; D’ombra di morte, ove non è ordine alcuno; E la quale, quando fa chiaro, è simile a caligine.

1. E SOFAR Naamatita rispose e disse:

2. Non risponderebbesi egli ad un uomo di tante parole? Ed un uomo loquace sarebbe egli per ciò reputato giusto?

3. Faranno le tue ciancie tacer gli uomini? Ti farai tu beffe, senza che alcuno ti faccia vergogna?

4. Or tu hai detto: La mia maniera di vita è pura, Ed io sono stato netto davanti agli occhi tuoi.

5. Ma volesse pure Iddio parlare, Ed aprir le sue labbra teco;

6. E dichiararti i segreti della sapienza; Perciocchè sono doppi; E tu conosceresti che Iddio ti fa portar pena minore Che la tua iniquità non merita di ragione.

7. Potresti tu trovar modo d’investigare Iddio? Potresti tu trovar l’Onnipotente in perfezione?

8. Queste cose sono le altezze de’ cieli, che ci faresti? Son più profonde che l’inferno, come le conosceresti?

9. La lor distesa è più lunga che la terra, E la lor larghezza è più grande che il mare.

10. Se Iddio sovverte, ovvero s’egli serra, E raccoglie, chi ne lo storrà?

11. Perciocchè egli conosce gli uomini vani; E veggendo l’iniquità, non vi porrebbe egli mente?

12. Ma l’uomo è scemo di senno, e temerario di cuore; E nasce simile a un puledro di un asino salvatico.

13. Se tu addirizzi il cuor tuo, E spieghi le palme delle tue mani a lui;

14. Se vi è iniquità nella tua mano, e tu l’allontani da te, E non lasci dimorare alcuna perversità ne’ tuoi tabernacoli;

15. Allora certamente tu alzerai la faccia netta di macchia, E sarai stabilito, e non avrai paura di nulla;

16. Perciocchè tu dimenticherai gli affanni, E te ne ricorderai come d’acque trascorse;

17. E ti si leverà un tempo più chiaro che il mezzodì; Tu risplenderai, tu sarai simile alla mattina;

18. E sarai in sicurtà; perciocchè vi sarà che sperare; E pianterai il tuo padiglione, e giacerai sicuramente;

19. E ti coricherai, e niuno ti spaventerà; E molti ti supplicheranno.

20. Ma gli occhi degli empi verranno meno, Ed ogni rifugio sarà perduto per loro; E la loro unica speranza sarà di render lo spirito.

1. E GIOBBE rispose, e disse:

2. Sì, veramente voi siete tutt’un popolo, E la sapienza morrà con voi.

3. Anch’io ho senno come voi; Io non sono da men di voi; Ed appo cui non sono cotali cose?

4. Io son quell’uomo ch’è schernito dal suo amico; Ma un tale invoca Iddio, ed egli gli risponderà; L’uomo giusto ed intiero è schernito.

5. Colui che sta per isdrucciolare col piè, E, per estimazione di chi è felice, un tizzone sprezzato.

6. I tabernacoli de’ ladroni prosperano, E v’è ogni sicurtà per quelli che dispettano Iddio, Nelle cui mani egli fa cadere ciò che desiderano.

7. E in vero, domandane pur le bestie, ed esse tu l’insegneranno; E gli uccelli del cielo, ed essi te lo dichiareranno;

8. Ovvero, ragionane con la terra, ed essa te l’insegnerà; I pesci del mare eziandio te lo racconteranno.

9. Fra tutte queste creature, Quale è quella che non sappia che la mano del Signore fa questo?

10. Nella cui mano è l’anima d’ogni uomo vivente, E lo spirito d’ogni carne umana.

11. L’orecchio non prova egli le parole, Come il palato assapora le vivande?

12. Ne’ vecchi è la sapienza, E nella grande età è la prudenza.

13. Appo lui è la sapienza e la forza; A lui appartiene il consiglio e l’intelligenza.

14. Ecco, se egli ruina, la cosa non può esser riedificata; Se serra alcuno, non gli può essere aperto.

15. Ecco, se egli rattiene le acque, elle si seccano; E se le lascia scorrere, rivoltano la terra sottosopra.

16. Appo lui è forza e ragione; A lui appartiene chi erra, e chi fa errare.

17. Egli ne mena i consiglieri spogliati, E fa impazzare i giudici.

18. Egli scioglie il legame dei re, E stringe la cinghia sopra i lor propri lombi.

19. Egli ne mena i rettori spogliati, E sovverte i possenti.

20. Egli toglie la favella agli eloquenti, E leva il senno a’ vecchi.

21. Egli spande lo sprezzo sopra i nobili, E rallenta la cintura de’ possenti.

22. Egli rivela le cose profonde, traendole fuor delle tenebre; E mette fuori alla luce l’ombra della morte.

23. Egli accresce le nazioni, ed altesì le distrugge; Egli sparge le genti, ed altresì le riduce insieme.

24. Egli toglie il senno a’ capi de’ popoli della terra, E li fa andar vagando per luoghi deserti, ove non ha via alcuna.

25. Vanno a tentone per le tenebre, senza luce alcuna: Ed egli li fa andare errando come un uomo ebbro.

1. Ecco, l’occhio mio ha vedute tutte queste cose, L’orecchio mio le ha udite, e le ha intese.

2. Quanto sapete voi, so anch’io; Io non son da men di voi.

3. E pure io parlerò all’Onnipotente; Io avrò a grado di venire a ragione con lui.

4. Ma certo, quant’è a voi, voi siete rappezzatori di menzogna; Voi siete medici da nulla tutti quanti.

5. Oh! vi taceste pur del tutto, Ciò vi sarebbe reputato in saviezza!

6. Deh! ascoltate la difesa della mia ragione, Ed attendete agli argomenti delle mie labbra.

7. Convienvisi in favor di Dio parlar perversamente, E per rispetto suo parlar frodolentemente?

8. Convienvisi aver riguardo alla qualità sua? Convienvisi litigar per Iddio?

9. Sarebbe egli ben per voi ch’egli vi esaminasse? Gabberestelo voi come si gabba un uomo?

10. Egli del certo vi arguirà, Se di nascosto avete riguardo alla qualità delle persone.

11. La sua altezza non vi sgomenterà ella? Lo spavento di lui non vi caderà egli addosso?

12. I vostri detti memorandi son simili a cenere; Ed i vostri sublimi ragionamenti a mucchi di fango.

13. Tacetevi, e lasciatemi stare, ed io parlerò; E passimi addosso che che sia.

14. Perchè mi strappo io la carne co’ denti, E perchè tengo l’anima mia nella palma della mia mano?

15. Ecco, uccidami egli pure; sì spererò in lui; Ma tuttavia difenderò le mie vie nel suo cospetto.

16. Ed egli stesso mi sarà in salvazione; Perciocchè l’ipocrita non gli verrà davanti.

17. Ascoltate attentamente il mio ragionamento; Ed entrivi negli orecchi la mia dichiarazione.

18. Ecco ora, quando io avrò esposta per ordine la mia ragione, Io so che sarò trovato giusto.

19. Chi è colui che voglia litigar meco? Conciossiachè di presente mi tacerò, e spirerò.

20. Sol non farmi due cose, Ed allora io non mi nasconderò dal tuo cospetto.

21. Allontana la tua mano d’addosso a me, E non mi spaventi il tuo terrore.

22. E poi chiama, ed io risponderò; Ovvero, io parlerò, e tu rispondimi.

23. Quante iniquità e peccati ho io? Mostrami il mio misfatto, e il mio peccato.

24. Perchè nascondi la tua faccia, E mi reputi tuo nemico?

25. Stritolerai tu una fronda sospinta? O perseguiterai tu della stoppia secca?

26. Che tu mi sentenzii a pene amare, E mi faccia eredar l’iniquità della mia fanciullezza!

27. E metta i miei piedi ne’ ceppi, E spii tutti i miei sentieri, E stampi le tue pedate in su le radici de’ miei piedi!

28. Onde costui si disfa come del legno intarlato, Come un vestimento roso dalle tignuole.

1. L’uomo nato di donna È di breve età, e pieno di travagli.

2. Egli esce fuori come un fiore, e poi è reciso; E fugge come l’ombra, e non istà fermo.

3. E pur tu apri gli occhi tuoi sopra un tale, E mi fai venire a giudicio teco!

4. Chi può trarre una cosa monda da una immonda? Niuno.

5. Poichè i suoi giorni son determinati, E che il numero de’ suoi mesi è appo te, E che tu gli hai posti i suoi termini, I quali egli non può trapassare,

6. Rivolgiti d’addosso a lui, sì ch’egli abbia alcuna posa, Infino a tanto che di buona voglia egli fornisca la sua giornata, come un mercenario.

7. Perciocchè quantunque un albero sia tagliato, Pur vi è speranza per lui, ch’egli si rinnoverà ancora, E che i suoi rampolli non mancheranno.

8. Benchè la sua radice sia invecchiata nella terra, E il suo tronco sia morto nella polvere;

9. Pur nondimeno, tosto ch’egli sentirà l’acqua, rigermoglierà, E produrrà rami come una pianta novella.

10. Ma l’uomo muore, e si fiacca; E quando l’uomo è trapassato, ov’è egli?

11. Le acque se ne vanno via dal mare, E i fiumi si seccano, e si asciugano;

12. Così, quando l’uomo giace in terra, egli non risorge; Finchè non vi sieno più cieli, i morti non si risveglieranno, E non si desteranno dal sonno loro.

13. Oh! nascondessimi tu pur sottera, Ed occultassimi, finchè l’ira tua fosse racquetata; E ponessimi alcun termine, dopo il quale tu ti ricordassi di me!

14. Se l’uomo muore, può egli tornare in vita? Aspetterò io tutti i giorni del tempo determinato della mia vita, Finchè mi venga mutamento di condizione?

15. E che tu mi chiami, e che io ti risponda, E che tu desideri l’opera delle tue mani?

16. Perciocchè ora tu conti i miei passi, E non riserbi nulla a punir del mio peccato.

17. I miei misfatti son suggellati in un sacchetto, Tu l’hai cucito sopra le mie iniquità.

18. Ma certo, come un monte cadendo scoscende, Ed una rupe è divelta dal suo luogo;

19. E le acque rodono le pietre, E i lor diluvi inondano la polvere dalla terra; Così tu fai perir la speranza dell’uomo.

20. Tu lo sopraffai in eterno, ed egli se ne va; Tu gli fai mutar faccia, e lo mandi via.

21. Se poi i suoi figliuoli sono in onore, egli nol sa; Se altresì sono abbassati, egli non vi pon mente.

22. La sua carne si duole sol di lui, E l’anima sua fa cordoglio sol di lui.

1. ED Elifaz Temanita rispose e disse:

2. Deve un uomo savio pronunziare opinioni vane, Ed empiersi il ventre di vento orientale?

3. Ed argomentar con parole inutili, E con ragionamenti onde non può trarre alcun vantaggio?

4. Sì certo, tu annulli il timor di Dio, Ed impedisci l’orazione che deve farsi davanti a lui.

5. Perciocchè la tua bocca dimostra la tua iniquità, Poichè tu hai scelto il parlar de’ frodolenti.

6. La tua bocca ti condanna, e non io; E le tue labbra testificano contro a te.

7. Sei tu il primiero uomo che sia nato nel mondo? O sei tu stato formato avanti i colli?

8. Hai tu udito il segreto di Dio, E ne hai tu sottratta a te la sapienza?

9. Che sai tu, che noi non sappiamo? Che intendi tu, che non sia appo noi?

10. Fra noi vi è eziandio alcun canuto, alcun molto vecchio, Più attempato che tuo padre.

11. Son le consolazioni di Dio troppo poca cosa per te? Hai tu alcuna cosa riposta appo te?

12. Perchè ti trasporta il cuor tuo? E perchè ammiccano gli occhi tuoi,

13. Che tu rivolga il tuo soffio, E proferisca della tua bocca parole contro a Dio?

14. Che cosa è l’uomo, ch’egli sia puro? E che cosa è chi è nato di donna, ch’egli sia giusto?

15. Ecco, egli non si fida ne’ suoi santi, Ed i cieli non son puri nel suo cospetto;

16. Quanto più abbominevole e puzzolente È l’uomo, che beve l’iniquità come acqua?

17. Io ti dichiarerò, ascoltami pure, E ti racconterò ciò che io ho veduto;

18. Il che i savi hanno narrato, E non l’hanno celato, avendolo ricevuto da’ padri loro;

19. A’ quali soli la terra fu data, E per mezzo i cui paesi non passò mai straniero.

20. L’empio è tormentato tutti i giorni della sua vita; Ed al violento è riposto un piccol numero d’anni.

21. Egli ha negli orecchi un romor di spaventi; In tempo di pace il guastatore gli sopraggiunge.

22. Egli non si fida punto di potere uscir delle tenebre; Egli sta sempre in guato, aspettando la spada.

23. Egli va tapinando per cercar dove sia del pane; Egli sa che ha in mano tutto presto il giorno delle tenebre.

24. Angoscia e tribolazione lo spaventano; Lo sopraffanno come un re apparecchiato alla battaglia.

25. Perciocchè egli ha distesa la sua mano contro a Dio, E si è rinforzato contro all’Onnipotente;

26. E gli è corso col collo fermo, Co’ suoi spessi e rilevati scudi;

27. Perciocchè egli ha coperto il suo viso di grasso, Ed ha fatte delle pieghe sopra i suoi fianchi;

28. Ed è abitato in città desolate, in case disabitate, Ch’erano preste ad esser ridotte in monti di ruine.

29. Egli non arricchirà, e le sue facoltà non saranno stabili, E il suo colmo non si spanderà nella terra.

30. Egli non si dipartirà giammai dalle tenebre, La fiamma seccherà i suoi rampolli, Ed egli sarà portato via dal soffio della bocca di Dio.

31. Non confidisi già nella vanità, dalla quale è sedotto; Perciocchè egli muterà stato, e sarà ridotto al niente.

32. Questo mutamento si compierà fuor del suo tempo, E i suoi rami non verdeggeranno.

33. Il suo agresto sarà rapito come quel d’una vigna, E le sue gemme saranno sbattute come quelle di un ulivo.

34. Perciocchè la raunanza de’ profani sarà deserta, E il fuoco divorerà i tabernacoli di quelli che prendon presenti;

35. I quali concepiscono perversità, e partoriscono iniquità, E il cui ventre macchina fraude.

1. E GIOBBE rispose e disse:

2. Io ho più volte udite le stesse cose; Voi tutti siete consolatori molesti.

3. Finiranno mai le parole di vento? Ovvero, di che ti fai forte, che tu replichi ancora?

4. Se l’anima vostra fosse nello stato dell’anima mia, Anch’io potrei parlar come voi, Mettere insieme parole contro a voi, E scuotervi il capo contra.

5. Ma anzi io vi conforterei con la mia bocca, E la consolazione delle mie labbra rallenterebbe il vostro dolore.

6. Se io parlo, il mio dolore non però si rallenta; E se io resto di parlare, quanto se ne partirà egli da me?

7. Certo, egli ora mi ha straccato; E tu mi hai, o Dio, diserta tutta la mia brigata.

8. E mi hai fatto diventar tutto grinzo, Il che è un testimonio del mio male; La mia magrezza si leva contro a me, e mi testifica contra in faccia.

9. L’ira sua mi ha lacerato, ed egli procede contro a me da avversario; Egli digrigna i denti contro a me; Il mio nemico appunta i suoi occhi in me.

10. Hanno aperta la bocca contro a me, Mi hanno battuto in su le guance per vituperio, Si sono adunati insieme contro a me.

11. Iddio mi ha messo in poter del perverso, E mi ha fatto cader nelle mani degli empi.

12. Io era in istato tranquillo, ed egli mi ha rotto; E presomi per lo collo, mi ha tritato, E mi ha rizzato per suo bersaglio.

13. I suoi arcieri mi hanno intorniato; Egli mi trafigge le reni, e non mi risparmia punto; Egli mi ha sparso in terra il mio fiele.

14. Egli mi rompe di rottura sopra rottura, Egli mi corre addosso come un possente uomo.

15. Io ho cucito un sacco sopra la mia pelle, Ed ho lordato il mio splendore nella polvere.

16. La mia faccia è sucida di piangere, E l’ombra della morte è in su le mie palpebre;

17. Quantunque non vi sia violenza nelle mie mani, E la mia orazione sia pura.

18. O terra, non nascondere il sangue sparso da me; E se così è, il mio grido non abbia luogo.

19. Eziandio ora, ecco, il mio testimonio è ne’ cieli; Il mio testimonio è ne’ luoghi sovrani.

20. O miei oratori, o amici miei, L’occhio mio si volge lagrimando a Dio.

21. Oh! potesse pur l’uomo piatire con Dio, Come un uomo col suo compagno!

22. Perciocchè i miei brevi anni se ne vanno forniti; Ed io me ne vo per un sentiero, onde non tornerò più.

1. Il mio spirito si dissolve, I miei giorni sono spenti, I sepolcri mi aspettano.

2. Non ho io appresso di me degli schernitori? E l’occhio mio non dev’egli sopportare le loro provocazioni?

3. Deh! metti pegno, dammi sicurtà per piatir teco; Chi sarà colui che mi toccherà nella mano?

4. Perciocchè, quant’è a costoro, tu hai nascosto il senno al cuor loro, E però tu non li innalzerai.

5. Di chi parla fra gli amici per lusinga Anche gli occhi de’ figliuoli saranno consumati.

6. Egli mi ha posto per servir di proverbio a’ popoli, Ed io sono pubblicamente menato attorno in sul tamburo.

7. E l’occhio mio è tutto raggrinzato di sdegno, E tutte le mie membra son simili ad un’ombra.

8. Gli uomini diritti stupiranno di questo, E l’innocente se ne commoverà per cagion dell’ipocrita.

9. Ma pure il giusto si atterrà alla sua via, E colui ch’è puro di mani vie più si raffermerà.

10. Or ravvedetevi pure voi tutti, e poi venite; Non troverò io alcun savio fra voi?

11. I miei giorni son passati via; I miei disegni, i proponimenti del mio cuore son rotti.

12. La notte mi è cangiata in giorno, La luce è di presso seguita dalle tenebre.

13. Se io mi trattengo di speranza, il sepolcro sarà la mia casa, Io farò il mio letto nelle tenebre.

14. Già ho gridato alla fossa: Tu sei mio padre; Ed a’ vermini: Voi siete la madre, e la sorella mia.

15. Ed ove è ora la mia speranza? Sì, la mia speranza? chi la potrà vedere?

16. Le mie speranze scenderanno nel fondo del sepolcro; Conciossiachè il riposo di tutti ugualmente sia nella polvere.

1. E BILDAD Suhita rispose, e disse:

2. Fino a quando non metterete fine a’ ragionamenti? Intendete prima, e poi parleremo insieme.

3. Perchè siamo noi riputati per bestie? E perchè ci avete voi a schifo?

4. O tu, che laceri l’anima tua nel tuo cruccio, Sarà la terra abbandonata per cagion tua, E saranno le roccie trasportate dal luogo loro?

5. Sì, la luce degli empi sarà spenta, E niuna favilla del fuoco loro rilucerà.

6. La luce sarà oscurata nel lor tabernacolo. E la lor lampana sarà spenta intorno a loro.

7. I lor fieri passi saran ristretti, E il lor proprio consiglio li traboccherà abbasso;

8. Perciocchè essi si gitteranno nel laccio co’ piedi loro, E cammineranno sopra la rete.

9. Il laccio prenderà loro il calcagno, Il ladrone farà loro forza e violenza.

10. La fune sarà loro nascosta in terra, E la trappola in sul sentiero.

11. Spaventi li conturberanno d’ogn’intorno, E li faranno fuggire in rotta.

12. La lor forza sarà affamata, E la calamità sarà loro apparecchiata allato.

13. Il primogenito della morte divorerà le membra della lor pelle; Divorerà le membra loro.

14. La lor confidanza sarà divelta dal lor tabernacolo; E ciò li farà camminare al re degli spaventi.

15. Abiteranno ne’ lor tabernacoli che non saranno più loro; Ei si spargerà del solfo in su le loro stanze.

16. Disotto le lor radici si seccheranno, E disopra i lor rami saranno tagliati.

17. La lor memoria perirà d’in su la terra, E non avranno nome alcuno sopra le piazze.

18. Saranno spinti dalla luce nelle tenebre, E saranno cacciati fuor del mondo.

19. Non avranno figliuoli, nè nipoti fra il lor popolo, Nè alcuno che sopravviva loro nelle loro abitazioni.

20. La posterità stupirà del lor giorno, Come gli antenati ne avranno avuto orrore.

21. Certo tali saranno gli abitacoli de’ perversi, E tal sarà il luogo di coloro che non conoscono Iddio.

1. E GIOBBE rispose, e disse:

2. Infino a quando addoglierete voi l’anima mia, E mi triterete con parole?

3. Già dieci volte voi mi avete fatta onta; Non vi vergognate voi di procedere così stranamente meco?

4. Ma pure, sia così certamente che io abbia fallito, Il mio fallo dimorerà meco.

5. Se pur volete innalzarvi sopra a me, E volete rimproverarmi il mio vituperio,

6. Sappiate ora che Iddio mi ha sovvertito, E ch’egli mi ha intorniato della sua rete.

7. Ecco, io grido violenza, e non sono esaudito; Io sclamo, e non mi si fa ragione.

8. Egli ha abbarrata la mia via sì che io non posso passare; Ed ha poste le tenebre sopra i miei sentieri.

9. Egli mi ha spogliato della mia gloria, E mi ha tolta la corona del mio capo.

10. Egli mi ha disfatto d’ogn’intorno, sì che io me ne vo via; Ed ha fatta dileguar la mia speranza, come quella di un albero;

11. Ed ha accesa la sua ira contro a me, E mi ha reputato per uno de’ suoi nemici.

12. Le sue schiere son venute tutte insieme, E si hanno spianata la via contro a me, E si sono accampate intorno al mio tabernacolo.

13. Egli ha allontanati d’appresso a me i miei fratelli; I miei conoscenti si son del tutto alienati da me.

14. I miei prossimi se ne son rimasti, Ed i miei conoscenti mi hanno dimenticato.

15. I miei famigliari, e le mie serventi, mi tengono per istraniero; Io paio loro un forestiere.

16. Io chiamo il mio servitore, ed egli non risponde, Quantunque io lo preghi di mia bocca.

17. Il mio fiato è divenuto stranio alla mia moglie, Benchè io la supplichi per li figliuoli del mio ventre.

18. Fino a’ piccoli fanciulli mi disdegnano; Se io mi levo, sparlano di me.

19. Tutti i miei consiglieri segreti mi abbominano; E quelli che io amava si son rivolti contro a me.

20. Le mie ossa sono attaccate alla mia pelle ed alla mia carne; E non mi è rimasto altro di salvo che la pelle d’intorno a’ miei denti.

21. Abbiate pietà di me, abbiate pietà di me, o voi amici miei; Perciocchè la mano del Signore mi ha toccato.

22. Perchè mi perseguitate voi come Iddio, E non vi saziate della mia carne?

23. Oh! fosser pur ora scritti i miei ragionamenti! Oh! fosser pure stampati in un libro!

24. Oh! fossero in sempiterno intagliati con uno scarpello di ferro E con del piombo, sopra un sasso!

25. Ora, quant’è a me, io so che il mio Redentore vive, E che nell’ultimo giorno egli si leverà sopra la polvere;

26. E quantunque, dopo la mia pelle, questo corpo sia roso, Pur vedrò con la carne mia Iddio;

27. Il quale io vedrò, gli occhi miei lo vedranno, e non un altro; Le mie reni si consumano in me.

28. Anzi dovreste dire: Perchè lo perseguitiamo noi? Poichè la radice della parola si ritrova in me.

29. Temiate della spada; Perciocchè il supplicio dell’iniquità è la spada; Acciocchè sappiate che vi è un giudicio.

1. E SOFAR Naamatita rispose, e disse:

2. Perciò i miei pensamenti m’incitano a rispondere, E perciò questa mia fretta è in me.

3. Io ho udita la mia vituperosa riprensione; Ma lo spirito mio mi spinge a rispondere del mio intendimento.

4. Non sai tu questo, che è stato d’ogni tempo, Da che l’uomo fu posto sopra la terra;

5. Che il trionfo degli empi è di breve durata, E che la letizia dell’ipocrita è sol per un momento?

6. Avvegnachè la sua altezza salisse fino al cielo, E il suo capo giungesse infino alle nuvole;

7. Pur perirà egli in perpetuo, come lo sterco suo; Quelli che l’avranno veduto, diranno: Ove è egli?

8. Egli se ne volerà via come un sogno, e non sarà più ritrovato, E si dileguerà come una visione notturna.

9. L’occhio che l’avrà veduto nol vedrà più, E il suo luogo nol mirerà più.

10. I suoi figliuoli procacceranno il favor de’ poveri, E le sue mani restituiranno quel ch’egli avrà rapito per violenza.

11. Le sue ossa saranno ripiene degli eccessi della sua gioventù, I quali giaceranno con lui in su la polvere.

12. Se il male gli è stato dolce nella bocca, Se egli l’ha nascosto sotto la sua lingua;

13. Se l’ha riserbato, e non l’ha gittato fuori; Anzi l’ha ritenuto in mezzo del suo palato;

14. Il suo cibo gli si cangerà nelle sue viscere, E diverrà veleno d’aspido nelle sue interiora.

15. Egli avrà trangugiate le ricchezze, ma egli le vomiterà; Iddio gliele caccerà fuor del ventre.

16. Egli avrà succiato il veleno dell’aspido, La lingua della vipera l’ucciderà.

17. Egli non vedrà i ruscelli, I fiumi, i torrenti del miele e del burro.

18. Egli renderà ciò che con fatica avrà acquistato, e non l’inghiottirà; Pari alla potenza sua sarà il suo mutamento, e non ne goderà.

19. Perciocchè egli ha oppressato altrui, egli lascerà dietro a sè de’ bisognosi; Perciocchè egli ha rapita la casa altrui, egli non edificherà la sua.

20. Perciocchè egli non ha mai sentito riposo nel suo ventre, Non potrà salvar nulla delle sue più care cose.

21. Nulla gli rimarrà da mangiare, E però egli non avrà più speranza ne’ suoi beni.

22. Quando egli sarà ripieno a sufficienza, allora sarà distretto; Tutte le mani de’ miseri gli verranno contra.

23. Quando egli sarà per empiersi il ventre, Iddio gli manderà addosso l’ardore della sua ira, E la farà piovere sopra lui, e sopra il suo cibo.

24. Quando egli fuggirà dalle armi di ferro, Un arco di rame lo trafiggerà.

25. Come prima la saetta sarà tratta fuori, La punta gli passerà per mezzo il fiele, Dopo esser uscita del suo turcasso; Spaventi gli saranno addosso.

26. Tutte le tenebre saran nascoste ne’ suoi nascondimenti; Un fuoco non soffiato lo divorerà; Chi sopravviverà nel suo tabernacolo, capiterà male.

27. I cieli scopriranno la sua iniquità, E la terra si leverà contro a lui.

28. La rendita della sua casa sarà trasportata ad altri; Ogni cosa sua scorrerà via, nel giorno dell’ira di esso,

29. Questa è la parte assegnata da Dio all’uomo empio, E l’eredità ch’egli riceve da Dio per le sue parole.

1. E GIOBBE rispose, e disse:

2. Date udienza al mio ragionamento, E ciò mi sarà in vece delle vostre consolazioni.

3. Comportatemi che io parli; E poichè avrò parlato, beffatevi pure.

4. Quant’è a me, il mio lamento si addirizza egli ad un uomo? E perchè non sarebbe distretto lo spirito mio?

5. Riguardate a me, e stupite, E mettetevi la mano in su la bocca.

6. Io stesso, quando me ne ricordo, sono tutto attonito, E la carne mia ne prende orrore.

7. Perchè vivono gli empi? Perchè invecchiano, ed anche son forti e vigorosi?

8. La lor progenie è stabilita nel lor cospetto, insieme con loro; E i lor discendenti son davanti agli occhi loro.

9. Le case loro non sono se non pace, senza spavento; E la verga di Dio non è sopra loro.

10. I lor tori ammontano, e non fallano; Le lor vacche figliano, e non isperdono.

11. Essi mandano fuori i lor fanciulletti come pecore; E i lor figliuoli van saltellando.

12. Essi alzano la voce col tamburo e con la cetera; E si rallegrano al suon dell’organo.

13. Logorano la loro età in piacere, E poi in un momento scendono nel sepolcro.

14. Quantunque abbiano detto a Dio: Dipartiti da noi; Perciocchè noi non prendiam piacere nella conoscenza delle tue vie.

15. Che è l’Onnipotente, che noi gli serviamo? E che profitto faremo se lo preghiamo?

16. Ecco, il ben loro non è egli nelle lor mani? Sia il consiglio degli empi lungi da me.

17. Quante volte avviene egli che la lampana degli empi sia spenta, E che la lor ruina venga loro addosso, E che Iddio dia loro tormenti nella sua ira per lor parte?

18. E che sieno come paglia al vento, E come pula che il turbo invola?

19. E che Iddio riserbi a’ lor figliuoli la violenza da loro usata; O che egli la renda a loro stessi, e ch’essi lo sentano?

20. E che gli occhi loro veggano la lor ruina, E ch’essi bevano dell’ira dell’Onnipotente?

21. Perciocchè del rimanente, quale affezione avranno essi alle lor case, Da che il numero de’ lor mesi sarà stato troncato?

22. Potrebbesi insegnar scienza a Dio? Conciossiachè egli sia quel che giudica gli eccelsi.

23. Colui muore nel colmo della felicità, In compiuta pace e tranquillità.

24. Le sue secchie son piene di latte, E le sue ossa sono abbeverate di midolla.

25. E costui muore, essendo in amaritudine d’animo, E non avendo giammai mangiato con diletto.

26. Amendue giacciono nella polvere, E i vermini li coprono.

27. Ecco, io conosco i vostri pensamenti, E i malvagi discorsi che voi fate contro a me a torto.

28. Perciocchè voi direte: Ove è la casa del magnifico? Ed ove sono i padiglioni ove abitavano gli empi?

29. Non vi siete voi giammai informati da coloro che fanno viaggi? Voi non disdirete già i segnali ch’essi ne dànno;

30. Che il malvagio è riparato al giorno della ruina, Quando le ire sono sparse.

31. Chi gli rappresenterà la sua via in faccia? E chi gli farà la retribuzione di ciò ch’egli ha fatto?

32. Poi appresso egli è portato ne’ sepolcri, E non attende più ad altro che all’avello.

33. I cespi della valle gli son dolci; Ed egli si tira dietro tutti gli uomini, Siccome davanti a lui ne son iti innumerabili.

34. Come dunque mi consolate voi vanamente? Conciossiachè nelle vostre repliche vi sia sempre della prevaricazione.

1. ED Elifaz Temanita rispose e disse:

2. L’uomo può egli fare alcun profitto a Dio? Anzi a sè stesso fa profitto l’uomo intendente.

3. L’Onnipotente riceve egli alcun diletto, se tu sei giusto? O alcun guadagno, se tu cammini in integrità?

4. Ti castiga egli per paura che abbia di te? O viene egli teco a giudicio?

5. La tua malvagità non è essa grande? E le tue iniquità non son esse senza fine?

6. Conciossiachè tu abbi preso pegno da’ tuoi fratelli senza cagione, Ed abbi spogliati gl’ignudi de’ lor vestimenti.

7. Tu non hai pur dato a bere dell’acqua allo stanco, Ed hai rifiutato il pane all’affamato.

8. Ma la terra è stata per l’uomo possente, E l’uomo di rispetto è abitato in essa.

9. Tu hai rimandate le vedove a vuoto, E le braccia degli orfani son da te state fiaccate.

10. Perciò tu hai de’ lacci d’intorno, Ed uno spavento di subito ti ha conturbato.

11. Tu hai eziandio delle tenebre d’intorno, sì che tu non puoi vedere; Ed una piena d’acque ti ha coperto.

12. Iddio non è egli nell’alto de’ cieli? Riguarda il sommo delle stelle, come sono eccelse.

13. E pur tu hai detto: Che cosa conosce Iddio? Giudicherà egli per mezzo la caligine?

14. Le nuvole gli sono un nascondimento, ed egli non vede nulla, E passeggia per lo giro del cielo.

15. Hai tu posto mente al cammino Che gli uomini iniqui hanno tenuto d’ogni tempo?

16. I quali sono stati ricisi fuor di tempo, E il cui fondamento è scorso come un fiume;

17. I quali dicevano a Dio: Dipartiti da noi. E che avea loro fatto l’Onnipotente?

18. Egli avea loro ripiene le case di beni; Per ciò, sia lungi da me il consiglio degli empi.

19. I giusti vedranno queste cose, e se ne rallegreranno; E l’innocente si befferà di coloro.

20. Se la nostra sostanza non è stata distrutta, Pure ha il fuoco consumato il lor rimanente.

21. Deh! fa’ conoscenza con Dio, e rappacificati con lui; Per questo mezzo ti avverrà il bene.

22. Deh! ricevi la legge dalla sua bocca, E riponi le sue parole nel cuor tuo.

23. Se tu ti converti all’Onnipotente, tu sarai ristabilito, Se tu allontani dal tuo tabernacolo l’iniquità;

24. E metterai l’oro in su la polvere, E l’oro di Ofir in su le selci de’ fiumi.

25. E l’Onnipotente sarà il tuo oro, E il tuo argento, e le tue forze.

26. Perciocchè allora tu prenderai diletto nell’Onnipotente, Ed alzerai la tua faccia a Dio.

27. Tu gli supplicherai, ed egli ti esaudirà, E tu gli pagherai i tuoi voti.

28. Quando avrai determinato di fare alcuna cosa, Ella ti riuscirà sicuramente, E la luce risplenderà sopra le tue vie.

29. Quando quelle saranno abbassate, allora dirai: Esaltazione; E Iddio salverà l’uomo con gli occhi chini.

30. Egli lo libererà, quantunque non sia innocente; Anzi sarà liberato per la purità delle tue mani.

1. E GIOBBE rispose, e disse:

2. Ancor oggi il mio lamento è ribellione; Benchè la mia piaga sia aggravata sopra i miei sospiri.

3. Oh! sapessi io pure ove trovare Iddio! Io andrei infino al suo trono;

4. Io sporrei per ordine la mia ragione nel suo cospetto, Ed empierei la mia bocca di argomenti;

5. Io saprei le parole ch’egli mi risponderebbe, E intenderei ciò ch’egli mi direbbe.

6. Contenderebbe egli meco con grandezza di forza? No; anzi egli avrebbe riguardo a me.

7. Ivi l’uomo diritto verrebbe a ragione con lui, Ed io sarei in perpetuo liberato dal mio giudice.

8. Ecco, se io vo innanzi, egli non vi è; Se indietro, io non lo scorgo;

9. Se a man sinistra, quando egli opera, io nol veggo; Se a man destra, egli si nasconde, ed io non posso vederlo.

10. Quando egli avrà conosciuta la mia via, E mi avrà esaminato, io uscirò fuori come oro.

11. Il mio piè si è attenuto alle sue pedate; Io ho guardata la sua via, e non me ne son rivolto.

12. Ed anche non ho rimosso d’innanzi a me il comandamento delle sue labbra; Io ho riposte appo me le parole della sua bocca, Più caramente che la mia provvisione ordinaria.

13. Ma, se egli è in un proponimento, chi ne lo storrà? Se l’anima sua desidera di fare una cosa, egli la farà.

14. Egli certo compierà ciò ch’egli ha statuito di me; E molte tali cose sono appo lui.

15. Perciò io sono smarrito per cagion di lui; Se io ci penso, io ho spavento di lui.

16. Certo Iddio mi ha fatto struggere il cuore, E l’Onnipotente mi ha conturbato.

17. Perchè non sono io stato troncato, per non veder le tenebre? E perchè ha egli nascosta l’oscurità d’innanzi a me?

1. Perchè non dirassi che i tempi sono occultati dall’Onnipotente, E che quelli che lo conoscono, non veggono i suoi giorni?

2. Gli empi muovono i termini, Rapiscono le gregge, e le pasturano;

3. Menano via l’asino degli orfani; Prendono in pegno il bue della vedova;

4. Fanno torcere i bisognosi dalla via, I poveri della terra si nascondono tutti.

5. Ecco, son simili ad asini salvatici nel deserto: Escono al lor mestiere, si levano la mattina per andare alla preda; La campagna è il lor pane, per li lor fantini.

6. Mietono il campo, E vendemmiano la vigna che non è loro.

7. Fanno passar la notte agl’ignudi senza vestimenti, Sì che non hanno con che coprirsi al freddo.

8. Sono bagnati dalle acque che traboccano da’ monti; E per mancamento di ricetto, abbracciano i sassi.

9. Rapiscono l’orfano dalla poppa, E prendono pegno dal povero.

10. Fanno andar gl’ignudi senza vestimenti; E quelli che portano loro le manelle delle biade soffrono fame.

11. Quelli che spremono loro l’olio intra i lor muri, E quelli che calcano ne’ torcoli soffrono sete.

12. Gli uomini gemono dalla città E l’anima de’ feriti a morte sclama; E pure Iddio non appone loro alcun fallo.

13. Essi son di quelli che son ribelli alla luce, Non conoscono le sue vie, E non si fermano ne’ suoi sentieri.

14. Il micidiale si leva allo schiarir del dì Uccide il povero, e il bisognoso; E poi la notte opera da ladro.

15. Parimente l’occhio dell’adultero osserva la sera, Dicendo: L’occhio di alcuno non mi scorgerà; E si nasconde la faccia.

16. Di notte sconficcano le case, Che si aveano segnate di giorno; Non conoscono la luce,

17. Perciocchè la mattina è ad essi tutti ombra di morte; Se alcuno li riconosce, hanno spaventi dell’ombra della morte.

18. Fuggono leggermente, come in su le acque; La lor parte è maledetta nella terra, Non riguardano alla via delle vigne.

19. La secchezza e il caldo involano le acque della neve; Così il sepolcro invola quelli che hanno peccato.

20. La matrice li dimentica, I vermini son loro dolci, Non son più ricordati; Anzi i perversi son rotti come un legno.

21. E benchè tormentino la sterile che non partorisce, E non facciano alcun bene alla vedova;

22. E traggano giù i possenti con la lor forza; E, quando si levano, altri non si assicuri della vita;

23. Pur nondimeno Iddio dà loro a che potersi sicuramente appoggiare, E gli occhi suoi sono sopra le lor vie.

24. Per un poco di tempo sono innalzati, poi non son più; Sono abbattuti, e trapassano come tutti gli altri, E son ricisi come la sommità d’una spiga.

25. Se ora egli non è così, chi mi dimentirà, E metterà al niente il mio ragionamento?

1. E BILDAD Suhita rispose, e disse:

2. La signoria, e lo spavento, è con lui; Egli fa in pace ciò che gli piace ne’ suoi cieli altissimi.

3. Le sue schiere si posson esse annoverare? E sopra cui non si leva la sua luce?

4. Ma come sarà giusto l’uomo appo Iddio? E come sarà puro colui ch’è nato di donna?

5. Ecco, fino alla luna non sarà pura, e non risplenderà; E le stelle non saranno pure nel suo cospetto.

6. Quanto meno l’uomo, che è un verme, E il figliuol dell’uomo, che è un vermicello?

1. E GIOBBE rispose, e disse:

2. O quanto hai tu bene aiutato il debole, Ed hai salvato il braccio fiacco!

3. O quanto hai tu ben consigliato colui che è privo di sapienza, E gli hai largamente dimostrata la ragione!

4. A cui hai tu tenuti questi ragionamenti? E lo spirito di cui è uscito di te?

5. I giganti sono stati formati da Dio, E gli animali che stanno nelle acque sono stati formati sotto esse.

6. L’inferno è ignudo davanti a lui, E non vi è copritura alcuna al luogo della perdizione.

7. Egli distende l’Aquilone in sul vuoto, Egli tiene sospesa la terra in su niente.

8. Egli serra le acque nelle sue nuvole, E non però si schiantano le nubi sotto esse.

9. Egli tavola la superficie del suo trono, Egli spande la sua nuvola sopra esso.

10. Egli ha con la sesta posto un certo termine intorno alle acque, Il qual durerà infino alla fine della luce e delle tenebre.

11. Le colonne de’ cieli sono scrollate, Ed attonite, quando egli le sgrida.

12. Egli ha fesso il mare con la sua forza, E col suo senno ha trafitto Rahab.

13. Egli ha col suo Spirito adorni i cieli; La sua mano ha formato il serpente guizzante.

14. Ecco, queste cose son solo alcune particelle delle sue vie; E quanto poco è quel che noi ne abbiamo udito? E chi potrà intendere il tuono delle sue potenze?

1. E GIOBBE riprese il suo ragionamento, e disse:

2. Come Iddio che mi ha tolta la mia ragione, E l’Onnipotente che ha data amaritudine all’anima mia, vive;

3. Mentre il mio fiato sarà in me, E l’alito di Dio sarà nelle mie nari,

4. Le mie labbra giammai non parleranno perversamente, E la mia lingua giammai non ragionerà frodolentemente.

5. Tolga, Iddio che giammai, finchè io muoia, consenta che voi abbiate ragione; Io non mi lascerò toglier la mia integrità.

6. Io ho presa in mano la difesa della mia giustizia, io non la lascerò; Il cuor mio non mi farà vergogna giammai in tempo di vita mia.

7. Il mio nemico sia come l’empio, E chi si leva contro a me come il perverso.

8. Perciocchè qual sarà la speranza dell’ipocrita, Quando, dopo ch’egli avrà ben guadagnato, Iddio gli strapperà fuori l’anima?

9. Iddio ascolterà egli il suo grido, Quando tribolazione gli sarà sopraggiunta?

10. Prenderà egli il suo diletto nell’Onnipotente? Invocherà egli Iddio in ogni tempo?

11. Io vi ammaestrerò intorno alla mano di Dio; Io non vi celerò le cose che sono appo l’Onnipotente.

12. Ecco, voi tutti avete vedute queste cose; E perchè v’invanite così in vanità?

13. Questa è la porzione dell’uomo empio, appo Iddio; E l’eredità che i violenti ricevono dall’Onnipotente.

14. Se i suoi figliuoli moltiplicano, ciò è per la spada; E i suoi discendenti non saranno satollati di pane.

15. Quelli che gli saranno sopravvivuti saranno sepolti nella morte stessa, E le sue vedove non ne piangeranno.

16. Avvegnachè avesse accumulato dell’argento come della polvere, E messi insieme de’ vestimenti come del fango;

17. Egli li avrà messi insieme, ma il giusto se ne vestirà, E l’innocente spartirà l’argento.

18. Egli avrà edificato, ma la sua casa sarà come la tignuola, E come la capanna che fa il guardiano de’ frutti.

19. Avvegnachè sia stato ricco, giacerà, e non sarà raccolto; Aprirà gli occhi, ma non vi sarà nulla.

20. Spaventi lo coglieranno come acque, Il turbo l’involerà di notte.

21. Il vento orientale lo porterà via, ed egli se ne andrà; E, tempestando, lo caccerà dal luogo suo.

22. Iddio adunque gli traboccherà addosso queste cose, e non lo risparmierà; Egli fuggirà senza restare, essendo perseguito dalla mano di esso.

23. Altri si batterà a palme sopra lui, E ciascuno zuffolerà contro a lui dal suo luogo.

1. Certo l’argento ha la sua miniera, E l’oro un luogo dove è fuso.

2. Il ferro si trae dalla polvere, E la pietra liquefatta rende del rame.

3. L’uomo ha posto un termine alle tenebre, E investiga ogni cosa infino al fine; Le pietre che son nell’oscurità e nell’ombra della morte;

4. Ove i torrenti che il piè avea dimenticati scoppiano fuori, E impediscono che niuno vi stia appresso; Poi scemano, e se ne vanno per opera degli uomini.

5. La terra, che produce il pane, Disotto è rivolta sottosopra, e pare tutta fuoco.

6. Le pietre di essa sono il luogo degli zaffiri, E vi è della polvere d’oro.

7. Niuno uccello rapace ne sa il sentiero, E l’occhio dell’avvoltoio non riguardò mai là.

8. I leoncini della leonessa non calcarono giammai que’ luoghi, Il leone non vi passò giammai.

9. L’uomo mette la mano a’ macigni; Egli rivolta sottosopra i monti fin dalla radice.

10. Egli fa de’ condotti a’ rivi per mezzo le rupi; E l’occhio suo vede ogni cosa preziosa.

11. Egli tura i fiumi che non gocciolino, E trae fuori in luce le cose nascoste.

12. Ma la sapienza, onde si trarrà ella? E dov’è il luogo dell’intelligenza?

13. L’uomo non conosce il prezzo di essa; Ella non si trova nella terra de’ viventi.

14. L’abisso dice: Ella non è in me; E il mare dice: Ella non è appresso di me.

15. Ei non si può dare oro per essa, Nè può pesarsi argento per lo prezzo suo.

16. Ella non può essere apprezzata ad oro di Ofir, Nè ad onice prezioso, nè a zaffiro.

17. Nè l’oro, nè il diamante, non posson pareggiarla di prezzo; Ed alcun vasellamento d’oro fino non può darsi in iscambio di essa.

18. Appo lei non si fa menzione di coralli, nè di perle; La valuta della sapienza è maggiore che quella delle gemme.

19. Il topazio di Etiopia non la può pareggiar di prezzo; Ella non può essere apprezzata ad oro puro.

20. Onde viene adunque la sapienza? E dove è il luogo dell’intelligenza?

21. Conciossiachè ella sia nascosta agli occhi d’ogni vivente, Ed occulta agli uccelli del cielo.

22. Il luogo della perdizione e la morte dicono: Noi abbiamo con gli orecchi solo udita la fama di essa.

23. Iddio solo intende la via di essa, E conosce il suo luogo.

24. Perciocchè egli riguarda fino all’estremità della terra, Egli vede sotto tutti i cieli.

25. Quando egli dava il peso al vento, E pesava le acque a certa misura;

26. Quando egli poneva il suo ordine alla pioggia, E la via a’ lampi de’ tuoni;

27. Allora egli la vedeva, e la contava; Egli l’ordinava, ed anche l’investigava.

28. Ma egli ha detto all’uomo: Ecco, il timor del Signore è la sapienza; E il ritrarsi dal male è l’intelligenza.

1. E GIOBBE riprese il suo ragionamento, e disse:

2. Oh! fossi io pure come a’ mesi di prima, Come al tempo che Iddio mi guardava!

3. Quando egli faceva rilucere la sua lampana sopra il mio capo, E quando io camminava al suo lume, per mezzo le tenebre;

4. Come io era al tempo della mia giovanezza, Mentre il consiglio di Dio governava il mio tabernacolo;

5. Mentre l’Onnipotente era ancora meco, E i miei famigli mi erano d’intorno;

6. Mentre io lavava i miei passi nel burro, E le rocce versavano presso di me de’ ruscelli d’olio.

7. Quando io andava fuori alla porta per la città, O mi faceva porre il mio seggio in su la piazza,

8. I fanciulli, veggendomi, si nascondevano; E i vecchi si levavano, e stavano in piè;

9. I principali si rattenevano di parlare, E si mettevano la mano in su la bocca;

10. La voce de’ rettori era celata, E la lor lingua era attaccata al lor palato;

11. L’orecchio che mi udiva mi celebrava beato; L’occhio che mi vedeva mi rendeva testimonianza;

12. Perciocchè io liberava il povero che gridava, E l’orfano che non avea chi l’aiutasse.

13. La benedizione di chi periva veniva sopra me; Ed io faceva cantare il cuor della vedova.

14. Io mi vestiva di giustizia, ed ella altresì mi rivestiva; La mia dirittura mi era come un ammanto, e come una benda.

15. Io era occhi al cieco, E piedi allo zoppo.

16. Io era padre a’ bisognosi, E investigava la causa che mi era sconosciuta.

17. E rompeva i mascellari al perverso, E gli faceva gittar la preda d’infra i denti.

18. Onde io diceva: Io morrò nel mio nido, E moltiplicherò i miei giorni come la rena.

19. La mia radice era aperta alle acque, E la rugiada era tutta la notte in su i miei rami.

20. La mia gloria si rinnovava in me, E il mio arco si rinforzava in mano mia.

21. Altri mi ascoltava, ed aspettava che io avessi parlato; E taceva al mio consiglio.

22. Dopo che io avea parlato, niuno replicava; E i miei ragionamenti stillavano sopra loro.

23. Essi mi aspettavano come la pioggia, Ed aprivano la bocca, come dietro alla pioggia della stagione della ricolta.

24. Se io rideva verso loro, essi nol credevano, E non facevano scader la chiarezza della mia faccia.

25. Se mi piaceva d’andar con loro, io sedeva in capo, Ed abitava con loro come un re fra le sue schiere, E come una persona che consola quelli che fanno cordoglio.

1. Ma ora, quelli che son minori d’età di me si ridono di me, I cui padri io non avrei degnato mettere Co’ cani della mia greggia.

2. Ed anche, che mi avrebbe giovato la forza delle lor mani? La vecchiezza era perduta per loro.

3. Di bisogno e di fame, Vivevano in disparte, e solitari; Fuggivano in luoghi aridi, tenebrosi, desolati, e deserti.

4. Coglievano la malva presso agli arboscelli, E le radici de’ ginepri, per iscaldarsi.

5. Erano scacciati d’infra la gente; Ei si gridava dietro a loro, come dietro ad un ladro.

6. Dimoravano ne’ dirupi delle valli, Nelle grotte della terra e delle rocce.

7. Ruggivano fra gli arboscelli; Si adunavano sotto a’ cardi.

8. Erano gente da nulla, senza nome, Scacciata dal paese.

9. Ed ora io son la lor canzone, E il soggetto de’ lor ragionamenti.

10. Essi mi abbominano, si allontanano da me, E non si rattengono di sputarmi nel viso.

11. Perciocchè Iddio ha sciolto il mio legame, e mi ha afflitto; Laonde essi hanno scosso il freno, per non riverir più la mia faccia.

12. I giovanetti si levano contro a me dalla man destra, mi spingono i piedi, E si appianano le vie contro a me, per traboccarmi in ruina;

13. Hanno tagliato il mio cammino, si avanzano alla mia perdizione, Niuno li aiuta;

14. Sono entrati come per una larga rottura, Si sono rotolati sotto le ruine.

15. Spaventi si son volti contro a me, Perseguitano l’anima mia come il vento; E la mia salvezza è passata via come una nuvola.

16. Ed ora l’anima mia si versa sopra me, I giorni dell’afflizione mi hanno aggiunto.

17. Di notte egli mi trafigge l’ossa addosso; E le mie arterie non hanno alcuna posa.

18. La mia vesta è tutta cangiata, per la quantità della marcia delle piaghe, E mi stringe come la scollatura del mio saio.

19. Egli mi ha gittato nel fango, E paio polvere e cenere.

20. Io grido a te, e tu non mi rispondi; Io mi presento davanti a te, e tu non poni mente a me.

21. Tu ti sei mutato in crudele inverso me; Tu mi contrasti con la forza delle tue mani.

22. Tu mi hai levato ad alto; tu mi fai cavalcar sopra il vento, E fai struggere in me ogni virtù.

23. Io so certamente che tu mi ridurrai alla morte, Ed alla casa assegnata ad ogni vivente.

24. Pur non istenderà egli la mano nell’avello; Quelli che vi son dentro gridano essi, quando egli distrugge?

25. Non piangeva io per cagion di colui che menava dura vita? L’anima mia non si addolorava ella per i bisognosi?

26. Perchè, avendo io sperato il bene, il mal sia venuto? Ed avendo aspettata la luce, sia giunta la caligine?

27. Le mie interiora bollono, e non hanno alcuna posa; I giorni dell’afflizione mi hanno incontrato.

28. Io vo bruno attorno, non già del sole; Io mi levo in pien popolo, e grido.

29. Io son diventato fratello degli sciacalli, E compagno delle ulule.

30. La mia pelle mi si è imbrunita addosso, E le mie ossa son calcinate d’arsura.

31. E la mia cetera si è mutata in duolo, E il mio organo in voce di pianto.

1. Io avea fatto patto con gli occhi miei; Come dunque avrei io mirata la vergine?

2. E pur quale è la parte che Iddio mi ha mandata da alto? E quale è l’eredità che l’Onnipotente mi ha data da’ luoghi sovrani?

3. La ruina non è ella per lo perverso, E gli accidenti strani per gli operatori d’iniquità?

4. Non vede egli le mie vie? E non conta egli tutti i miei passi?

5. Se io son proceduto con falsità, E se il mio piè si è affrettato alla fraude,

6. Pesimi pure Iddio con bilance giuste, E conoscerà la mia integrità.

7. Se i miei passi si sono stornati dalla diritta via, E se il mio cuore è ito dietro agli occhi miei, E se alcuna macchia mi è rimasta attaccata alla mano;

8. Semini pure io, e un altro se lo mangi; E sieno diradicati i miei rampolli.

9. Se il mio cuore è stato allettato dietro ad alcuna donna, E se io sono stato all’agguato all’uscio del mio prossimo;

10. Macini pur la mia moglie ad un altro, E chininsi altri addosso a lei.

11. Perciocchè quello è una scelleratezza, Ed una iniquità da giudici.

12. Conciossiachè quello sarebbe stato un fuoco Che mi avrebbe consumato fino a perdizione, E avrebbe diradicata tutta la mia rendita.

13. Se io ho disdegnato di comparire in giudicio col mio servitore, E con la mia servente, Quando hanno litigato meco;

14. E che farei io, quando Iddio si leverà? E quando egli ne farà inchiesta, che gli risponderei?

15. Colui che mi ha fatto nel seno non ha egli fatto ancora lui? Non è egli un medesimo che ci ha formati nella matrice?

16. Se io ho rifiutato a’ poveri ciò che desideravano, Ed ho fatti venir meno gli occhi della vedova;

17. E se ho mangiato tutto solo il mio boccone, E se l’orfano non ne ha eziandio mangiato;

18. Conciossiachè dalla mia fanciullezza esso sia stato allevato meco, Come appresso un padre; Ed io abbia dal ventre di mia madre avuta cura della vedova;

19. Se ho veduto che alcuno perisse per mancamento di vestimento, E che il bisognoso non avesse nulla da coprirsi;

20. Se le sue reni non mi hanno benedetto, E se egli non si è riscaldato con la lana delle mie pecore;

21. Se io ho levata la mano contro all’orfano, Perchè io vedeva chi mi avrebbe aiutato nella porta;

22. Caggiami la paletta della spalla, E sia il mio braccio rotto, e divelto dalla sua canna.

23. Perciocchè io avea spavento della ruina mandata da Dio, E che io non potrei durar per la sua altezza.

24. Se ho posto l’oro per mia speranza; E se ho detto all’oro fino: Tu sei la mia confidanza;

25. Se mi son rallegrato perchè le mie facoltà fosser grandi, E perchè la mia mano avesse acquistato assai;

26. Se ho riguardato il sole, quando risplendeva; E la luna facendo il suo corso, chiara e lucente;

27. E se il mio cuore è stato di nascosto sedotto, E la mia bocca ha baciata la mia mano;

28. Questa ancora è una iniquità da giudici; Conciossiachè io avrei rinnegato l’Iddio disopra.

29. Se mi son rallegrato della calamità del mio nemico, Se mi son commosso di allegrezza, quando male gli era sopraggiunto,

30. Io che non pure ho recato il mio palato a peccare, Per chieder la sua morte con maledizione;

31. Se la gente del mio tabernacolo non ha detto: Chi ci darà della sua carne? Noi non ce ne potremmo giammai satollare….

32. Il forestiere non è restato la notte in su la strada; Io ho aperto il mio uscio al viandante.

33. Se io ho coperto il mio misfatto, come fanno gli uomini, Per nasconder la mia iniquità nel mio seno…

34. Quantunque io potessi spaventare una gran moltitudine, Pure i più vili della gente mi facevano paura, Ed io mi taceva, e non usciva fuor della porta.

35. Oh! avessi io pure chi mi ascoltasse! Ecco, il mio desiderio è Che l’Onnipotente mi risponda, O che colui che litiga meco mi faccia una scritta;

36. Se io non la porto in su la spalla, E non me la lego attorno a guisa di bende.

37. Io gli renderei conto di tutti i miei passi, Io mi accosterei a lui come un capitano.

38. Se la mia terra grida contro a me, E se parimente i suoi solchi piangono;

39. Se ho mangiati i suoi frutti senza pagamento, E se ho fatto sospirar l’anima de’ suoi padroni;

40. In luogo del grano nascami il tribolo, E il loglio in luogo dell’orzo. Qui finiscono i ragionamenti di Giobbe.

1. ORA essendo que’ tre uomini restati di rispondere a Giobbe, perchè gli pareva di esser giusto;

2. Elihu, figliuolo di Baracheel, Buzita, della nazione di Ram, si accese nell’ira contro a Giobbe, perchè giustificava sè stesso anzi che Iddio;

3. e contro a’ tre amici di esso, perciocchè non aveano trovata alcuna replica, e pure aveano condannato Giobbe.

4. Ora Elihu avea aspettato che Giobbe avesse parlato; perciocchè egli ed i suoi amici erano più attempati di lui.

5. Ma, veggendo che non vi era replica alcuna nella bocca di que’ tre uomini, egli si accese nell’ira.

6. Ed Elihu, figliuolo di Baracheel, Buzita, parlò, e disse: Io son giovane, e voi siete molto attempati; Perciò io ho avuta paura, ed ho temuto Di dichiararvi il mio parere.

7. Io diceva: L’età parlerà, E la moltitudine degli anni farà conoscere la sapienza.

8. Certo lo spirito è negli uomini, Ma l’inspirazione dell’Onnipotente li fa intendere.

9. I maggiori non son sempre savi; E i vecchi non intendono sempre la dirittura.

10. Perciò io ho detto: Ascoltatemi; Ed io ancora dichiarerò il mio parere.

11. Ecco, io ho aspettate le vostre parole, Io ho pòrto l’orecchio alle vostre considerazioni, Finchè voi aveste ricercati de’ ragionamenti.

12. Ma avendo posto mente a voi, Ecco, non vi è alcun di voi che convinca Giobbe, Che risponda a’ suoi ragionamenti;

13. Che talora non diciate: Noi abbiamo trovata la sapienza; Scaccilo ora Iddio, e non un uomo.

14. Or egli non ha ordinati i suoi ragionamenti contro a me; Io altresì non gli risponderò secondo le vostre parole.

15. Essi si sono sgomentati, non hanno più risposto; Le parole sono state loro tolte di bocca.

16. Io dunque ho aspettato; ma perciocchè non parlano più, Perchè restano e non rispondono più;

17. Io ancora risponderò per la parte mia; Io ancora dichiarerò il mio parere;

18. Perciocchè io son pieno di parole, Lo spirito del mio ventre mi stringe.

19. Ecco, il mio ventre è come un vino che non ha spiraglio, E schianterebbesi come barili nuovi.

20. Io parlerò adunque, ed avrò alcuna respirazione; Io aprirò le mie labbra, e risponderò.

21. Già non mi avvenga di aver riguardo alla qualità della persona di alcuno; Io non m’infingerò parlando ad un uomo.

22. Perciocchè io non so infingermi; Altrimenti, colui che mi ha fatto di subito mi torrebbe via.

1. Ora dunque, Giobbe, ascolta, ti prego, i miei ragionamenti, E porgi gli orecchi a tutte le mie parole.

2. Ecco, ora io ho aperta la mia bocca, La mia lingua parla nel mio palato.

3. Le mie parole saranno secondo la dirittura del mio cuore; E le mie labbra proferiranno scienza pura.

4. Lo Spirito di Dio mi ha fatto, E l’alito dell’Onnipotente mi ha data la vita.

5. Se tu puoi, rispondimi; Mettiti in ordine contro a me, e presentati pure.

6. Ecco, io sono a Dio, come tu; Anch’io sono stato tratto dal fango.

7. Ecco, il mio spavento non ti sgomenterà, E la mia mano non ti sarà grave addosso.

8. Tu hai pur detto, udendolo io, Ed io ho intesa la voce delle parole:

9. Io son puro, senza misfatto; Io son netto, e non vi è iniquità in me;

10. Ecco, egli trova delle occasioni contro a me; Egli mi reputa per suo nemico;

11. Egli ha messi i miei piedi ne’ ceppi, Egli spia tutti i miei sentieri.

12. Ecco, in questo tu non sei stato giusto; io ti risponderò; Perciocchè Iddio è vie maggiore che l’uomo.

13. Perchè hai tu conteso con lui, Perchè egli non dichiara tutte le sue ragioni?

14. Egli è ben vero, che talora Iddio parla una volta, E due, a chi non vi ha atteso.

15. In sogno, in vision notturna, Quando il più profondo sonno cade in su gli uomini, Quando essi son tutti sonnacchiosi sopra i lor letti;

16. Allora egli apre loro l’orecchio, E suggella il lor castigo;

17. Per istorre l’uomo dalle opere sue, E per far che la superbia dell’uomo non apparisca più;

18. Per iscampar l’anima sua dalla fossa, E far che la sua vita non passi per la spada.

19. Ma talora altresì l’uomo è castigato con dolori sopra il suo letto, E tutte le sue ossa di grave malattia;

20. E la sua vita gli fa abbominare il cibo, E l’anima sua la vivanda desiderabile;

21. La sua carne è consumata, talchè non apparisce più; E le sue ossa, che prima non si vedevano, spuntano fuori;

22. E l’anima sua si accosta alla fossa, E la vita sua a’ mali mortali.

23. Ma se allora vi è appresso di lui alcun messo, un parlatore, Uno d’infra mille, Per dichiarare all’uomo il suo dovere;

24. Iddio gli farà grazia, e dirà: Riscuotilo, che non iscenda alla fossa; Io ho trovato il riscatto.

25. La sua carne diventerà morbida, più che non è in fanciullezza; Egli ritornerà a’ dì della sua giovanezza.

26. Egli supplicherà a Dio, ed egli gli sarà placato, E gli farà veder la sua faccia con giubilo, E renderà all’uomo la sua giustizia.

27. Ed esso poi si volgerà verso gli uomini, e dirà: Io avea peccato, ed avea pervertita la dirittura, E ciò non mi ha punto giovato.

28. Così Iddio riscoterà l’anima sua, che non passi nella fossa, E la vita sua vedrà la luce.

29. Ecco, Iddio opera tutte queste cose Due e tre volte inverso l’uomo;

30. Per ritrarre l’anima sua dalla fossa, Acciocchè sia illuminata della luce de’ viventi.

31. Attendi, o Giobbe, ascoltami; Taci, ed io parlerò.

32. Se tu hai alcuna cosa da dire, rispondimi; Parla, perciocchè io desidero giustificarti.

33. Se no, ascoltami tu; Taci, ed io t’insegnerò la sapienza.

1. ED Elihu proseguì a parlare, e disse:

2. Voi savi, udite i miei ragionamenti; E voi intendenti, porgetemi l’orecchio.

3. Perciocchè l’orecchio esamina i ragionamenti, Come il palato assapora ciò che si deve mangiare.

4. Proponiamoci la dirittura, Giudichiamo fra noi che cosa sia bene.

5. Conciossiachè Giobbe abbia detto: Io son giusto; Iddio mi ha tolta la mia ragione.

6. Mentirei io intorno alla mia ragione? La saetta, con la quale son ferito, è dolorosissima, Senza che vi sia misfatto in me.

7. Quale è l’uomo simile a Giobbe, Che beve lo scherno come acqua?

8. E che cammina in compagnia con gli operatori d’iniquità, E va con gli uomini empi?

9. Perciocchè egli ha detto: L’uomo non fa niun profitto Di rendersi grato a Dio.

10. Perciò, uomini di senno, ascoltatemi; Tolga Iddio che vi sia empietà in Dio, O perversità nell’Onnipotente.

11. Perciocchè egli rende all’uomo secondo l’opera sua, E fa trovare a ciascuno secondo la sua via.

12. Sì veramente Iddio non opera empiamente, E l’Onnipotente non perverte la ragione.

13. Chi gli ha commesso il governo della terra? E chi gli ha imposta la cura del mondo tutto intiero?

14. Se egli ponesse mente all’uomo, Egli ritrarrebbe a sè il suo alito, ed il suo soffio;

15. Ogni carne insieme trapasserebbe, E l’uomo ritornerebbe nella polvere.

16. Se pur tu hai del senno, ascolta questo; Porgi l’orecchio alla voce de’ miei ragionamenti.

17. Di vero, colui che odia la dirittura signoreggerebbe egli? E condannerai tu colui che è sommamente giusto?

18. Direbbesi egli ad un re: Scellerato? E a’ principi: Empio?

19. Quanto meno a colui che non ha riguardo alla qualità de’ principi, Ed appo cui non è riconosciuto il possente, Per essere antiposto al povero, Perchè essi tutti sono opera delle sue mani?

20. Essi muoiono in un momento, E di mezza notte tutto un popolo è conquassato, e perisce; E il potente è tolto via senza opera di mani.

21. Perciocchè gli occhi suoi son sopra le vie dell’uomo, Ed egli vede tutti i passi di esso.

22. Non vi è oscurità, nè ombra di morte alcuna, Ove si possan nascondere gli operatori d’iniquità.

23. Perciocchè Iddio non ha più riguardo all’uomo, Quando esso è per venire in giudicio davanti a lui.

24. Egli fiacca i possenti incomprensibilmente, E ne costituisce altri in luogo loro.

25. Perciò, conoscendo egli le opere loro, Nel girar d’una notte son fiaccati,

26. Egli li sbatte come empi, In luogo di molti spettatori;

27. Perciocchè si son rivolti indietro da lui, E non hanno considerate tutte le sue vie;

28. Facendo pervenire infino a lui il grido del povero, E facendogli udire lo strido degli afflitti.

29. Se egli rimanda in pace, chi condannerà? E se nasconde la sua faccia, chi lo riguarderà? O sia una nazione intiera, o un uomo solo;

30. Acciocchè l’uomo profano non regni più E che il popolo non sia più tenuto ne’ lacci.

31. Certo ei ti si conveniva indirizzarti a Dio, dicendo: Io ho portato la pena; io non peccherò più.

32. Se vi è alcuna cosa, oltre a ciò che io veggo, mostramelo; Se io ho operato perversamente, io non continuerò più.

33. Vorresti tu, ch’egli ti facesse la retribuzione di ciò ch’è proceduto da te? Sei tu che rifiuti ed eleggi, non già io; Di’ pure ciò che tu sai.

34. Gli uomini di senno diranno meco, E l’uomo savio mi acconsentirà,

35. Che Giobbe non parla con conoscimento, E che le sue parole non sono con intendimento.

36. O padre mio, sia pur Giobbe provato infino all’ultimo, Per cagione delle sue repliche, simili a quelle degli uomini iniqui.

37. Perciocchè altrimenti egli aggiungerà misfatto al suo peccato, Si batterà a palme fra noi, E moltiplicherà le parole sue contro a Dio.

1. ED Elihu proseguì il suo ragionamento, e disse:

2. Hai tu stimato che ciò convenga alla ragione, Della quale tu hai detto: La mia giustizia è da Dio,

3. Di dire: Che mi gioverà ella? Che profitto ne avrò più che del mio peccato?

4. Io ti risponderò, Ed a’ tuoi compagni teco.

5. Riguarda i cieli, e vedi; E mira le nuvole, quanto sono più alte di te.

6. Se tu pecchi, che cosa opererai tu contro a lui? E se i tuoi misfatti son moltiplicati, che gli farai tu?

7. Se tu sei giusto, che cosa gli darai? Ovvero che prenderà egli dalla tua mano?

8. Come la tua malvagità può nuocer solo ad un uomo simile a te, Così anche la tua giustizia non può giovare se non ad un figliuolo d’uomo.

9. Gli oppressati gridano per la grandezza dell’oppressione, E dànno alte strida per la violenza de’ grandi;

10. Ma niuno dice: Ove è Dio, mio fattore, Il quale dà materia di cantar di notte?

11. Il qual ci ammaestra più che le bestie della terra, E ci rende savi più che gli uccelli del cielo?

12. Quivi adunque gridano, ed egli non li esaudisce, Per la superbia de’ malvagi.

13. Certamente Iddio non esaudisce la vanità, E l’Onnipotente non la riguarda.

14. Quanto meno esaudirà egli te, che dici che tu nol riguardi? Giudicati nel suo cospetto, e poi aspettalo.

15. Certo ora quello che l’ira sua ti ha imposto di castigo è come nulla; Ed egli non ha preso conoscenza della moltitudine de’ tuoi peccati molto innanzi.

16. Giobbe adunque indarno apre la sua bocca, Ed accumula parole senza conoscimento.

1. ED Elihu proseguì, e disse:

2. Aspettami un poco, ed io ti mostrerò Che vi sono ancora altri ragionamenti per Iddio.

3. Io prenderò il mio discorso da lungi, Ed attribuirò giustizia al mio Fattore.

4. Perciocchè di vero il mio parlare non è con menzogna; Tu hai appresso di te uno che è intiero nelle sue opinioni.

5. Ecco, Iddio è potente, ma non però disdegna alcuno; Potente, ma di forza congiunta con sapienza.

6. Egli non lascia viver l’empio, E fa ragione agli afflitti.

7. Egli non rimuove gli occhi suoi d’addosso a’ giusti; Anzi li fa sedere sopra il trono coi re; Egli ve li fa sedere in perpetuo; onde sono esaltati.

8. E se pur son messi ne’ ceppi, E son prigioni ne’ legami dell’afflizione;

9. Egli dichiara loro i lor fatti, E come i lor misfatti sono accresciuti.

10. Ovvero, apre loro l’orecchio, per far loro ricevere correzione; E dice loro che si convertano dall’iniquità.

11. Se ubbidiscono, e gli servono, Finiscono i giorni loro in beni, E gli anni loro in diletti.

12. Ma se non ubbidiscono, passano per la spada, E muoiono per mancamento d’intendimento.

13. Ma i profani di cuore accrescono l’ira, E non gridano, quando egli li mette ne’ legami;

14. La lor persona morrà in giovanezza, E la lor vita fra i cinedi.

15. Ma egli libera gli afflitti nella loro afflizione, Ed apre loro l’orecchio nell’oppressione.

16. Ancora te avrebbe egli ritratto dall’afflizione, E messo in luogo largo, fuori di ogni distretta; E la tua mensa tranquilla sarebbe ripiena di vivande grasse.

17. Ma tu sei venuto al colmo del giudicio di un empio; Il giudicio e la giustizia ti tengono preso.

18. Perciocchè egli è in ira, guarda che talora egli non ti atterri con battiture; E con niun riscatto, benchè grande, non ti possa scampare.

19. Farà egli alcuna stima delle tue ricchezze? Egli non farà stima dell’oro, nè di tutta la tua gran potenza.

20. Non ansar dietro a quella notte, Nella quale i popoli periscono a fondo.

21. Guardati che tu non ti rivolga alla vanità; Conciossiachè per l’afflizione tu abbi eletto quello.

22. Ecco, Iddio è eccelso nella sua potenza; Chi è il dottore convenevole a lui?

23. Chi gli ha ordinato come egli deve procedere? E chi gli può dire: Tu hai operato perversamente?

24. Ricordati di magnificar le opere sue, Le quali gli uomini contemplano.

25. Ogni uomo le vede, E gli uomini le mirano da lungi.

26. Ecco, Iddio è grande, e noi nol possiamo conoscere; E il numero de’ suoi anni è infinito.

27. Perciocchè egli rattiene le acque che non istillino; Ed altresì, al levar della sua nuvola, quelle versano la pioggia;

28. La quale le nuvole stillano, E gocciolano in su gli uomini copiosamente.

29. Oltre a ciò, potrà alcuno intender le distese delle nubi, Ed i rimbombanti scoppi del suo tabernacolo?

30. Ecco, egli spande sopra esso la sua luce, E copre le radici del mare.

31. Perciocchè, per queste cose egli giudica i popoli, Ed altresì dona il cibo abbondevolmente.

32. Egli nasconde la fiamma nelle palme delle sue mani, E le ordina quello che deve incontrare.

33. Egli le dichiara la sua volontà se deve incontrar bestiame, Ovvero anche cadere sopra alcuna pianta.

1. Il cuor mi trema eziandio di questo, E si muove dal luogo suo.

2. Udite pure il suo tremendo tuono, E il mormorare ch’esce dalla sua bocca.

3. Egli lo lancia sotto tutti i cieli, E la sua fiamma sopra le estremità della terra;

4. Dopo la quale rugge il tuono; egli tuona con la voce della sua altezza, E non indugia quelle cose, dopo che la sua voce è stata udita.

5. Iddio tuona maravigliosamente con la sua voce; Egli fa cose tanto grandi, che noi non possiam comprenderle.

6. Perciocchè egli dice alla neve: Cadi in su la terra; E parimente al nembo della pioggia, al nembo delle sue forti piogge.

7. Egli rinchiude ogni uomo in casa, Come per riconoscer tutti i suoi lavoratori.

8. E le fiere se n’entrano ne’ lor nascondimenti, E dimorano ne’ lor ricetti.

9. La tempesta viene dall’Austro, E il freddo dal Settentrione.

10. Iddio, col suo soffio, produce il ghiaccio, E fa che le acque che si diffondevano diventano come di metallo.

11. Egli stanca eziandio le nuvole in adacquar la terra, E disperge le nubi con la sua luce.

12. Ed esse si rivolgono in molti giri, secondo gli ordini suoi Intorno a ciò che hanno a fare, Secondo tutto quello ch’egli comanda loro di fare In su la faccia del mondo, nella terra;

13. Facendole venire, o per castigo, O per la sua terra, o per alcun beneficio.

14. Porgi l’orecchio a questo, o Giobbe; Fermati, e considera le maraviglie di Dio.

15. Sai tu, come Iddio dispone di esse, E come egli fa risplender la luce della sua nuvola?

16. Intendi tu come le nuvole son bilanciate? Conosci tu le maraviglie di colui che è perfetto in ogni scienza?

17. Come i tuoi vestimenti son caldi, Quando egli acqueta l’Austro in su la terra?

18. Hai tu con lui distesi i cieli, I quali son sodi, come uno specchio di metallo?

19. Insegnaci ciò che noi gli diremo; Poichè, per cagione delle nostre tenebre, noi non possiam bene ordinare i nostri ragionamenti.

20. Gli sarebbe egli rapportato quando io avessi parlato? Se vi fosse alcuno che ne parlasse, certo egli sarebbe abissato.

21. Ecco pure gli uomini non possono riguardare il sole, Quando egli risplende nel cielo, Dopo che il vento è passato, e l’ha spazzato;

22. E che dal Settentrione è venuta la dorata serenità; Or Iddio ha intorno a sè una tremenda maestà.

23. Egli è l’Onnipotente, noi non possiam trovarlo; Egli è grande in forza, Ed in giudicio, ed in grandezza di giustizia; Egli non oppressa alcuno;

24. Perciò gli uomini lo temono; Alcun uomo, benchè savio di cuore, no ‘l può vedere.

Significados: Elifaz.

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Este lívro compôe o Antigo Testamento, tem 42 capítulos, e 1070 versículos.