1. ED Elifaz Temanita rispose, e disse:

2. Se noi imprendiamo a parlarti, ti sarà egli molesto? Ma pur chi potrebbe rattener le parole?

3. Ecco, tu correggevi molti, E rinforzavi le mani rimesse.

4. I tuoi ragionamenti ridirizzavano quelli che vacillavano, E tu raffermavi le ginocchia che piegavano.

5. Ma ora che il male ti è avvenuto, tu te ne affanni; Ora ch’è giunto fino a te, tu ne sei smarrito.

6. La tua pietà non è ella stata la tua speranza, E l’integrità delle tue vie la tua aspettazione?

7. Deh! rammemorati, quale innocente perì mai, Ed ove furono gli uomini diritti mai distrutti?

8. Siccome io ho veduto che quelli che arano l’iniquità, E seminano la perversità, la mietono.

9. Essi periscono per l’alito di Dio, E son consumati dal soffiar delle sue nari.

10. Il ruggito del leone, e il grido del fier leone son ribattuti; E i denti de’ leoncelli sono stritolati.

11. Il vecchio leone perisce per mancamento di preda, E i figli della leonessa son dissipati.

12. Or mi è stata di nascosto significata una parola, E l’orecchio mio ne ha ritenuto un poco.

13. Fra le immaginazioni delle visioni notturne, Quando il più profondo sonno cade sopra gli uomini,

14. Mi è venuto uno spavento ed un tremito, Che ha spaventate tutte quante le mie ossa.

15. Ed uno spirito è passato davanti a me, Che mi ha fatto arricciare i peli della mia carne;

16. Egli si è fermato, ed io non ho riconosciuto il suo aspetto; Una sembianza è stata davanti agli occhi miei, Ed io ho udita una voce sommessa che diceva:

17. L’uomo sarebbe egli giustificato da Dio? L’uomo sarebbe egli giudicato puro dal suo fattore?

18. Ecco, egli non si fida ne’ suoi servitori, E scorge della temerità ne’ suoi Angeli.

19. Quanto più in coloro che abitano in case di fango, Il cui fondamento è nella polvere, E che son ridotti in polvere, esposti a’ vermi?

20. Dalla mattina alla sera sono stritolati, E periscono in perpetuo, senza che alcuno vi ponga mente.

21. L’eccellenza ch’era in loro non si diparte ella? Muoiono, ma non con sapienza.

1. Grida pure, vi sarà egli alcuno che ti risponda? Ed a cui d’infra i santi ti rivolgerai tu?

2. Conciossiachè il cruccio uccida il pazzo, E lo sdegno faccia morir lo stolto.

3. Io ho veduto il pazzo che si radicava; Ma incontanente ho maledetto il suo abitacolo.

4. I suoi figliuoli son lungi dalla salvezza, E sono oppressati nella porta, senza che alcuno li riscuota.

5. L’affamato divora la ricolta di esso, E la rapisce di mezzo le spine; E i ladroni trangugiano le sue facoltà.

6. Perciocchè la sventura non ispunta dalla polvere, E il dolore non germoglia dalla terra;

7. Benchè l’uomo nasca per soffrire, Come le faville delle brace per volare in alto.

8. Ma quant’è a me, io ricercherei pure Iddio, Ed addirizzerei il mio ragionamento a Dio;

9. Il quale fa cose sì grandi, che non si posson investigare; E tante cose maravigliose, che non si possono annoverare;

10. Che manda la pioggia in su la terra, E le acque in su le campagne;

11. Che innalza i bassi, E fa che quelli ch’erano in duolo sono esaltati per salvazione;

12. Che disperde i pensieri degli astuti, E fa che le lor mani non possono far nulla di bene ordinato.

13. Egli soprapprende i savi nella loro astuzia, E fa che il consiglio de’ perversi va in ruina.

14. Di giorno scontrano tenebre, E in pien mezzodì vanno a tentone come di notte.

15. Ma egli salva il bisognoso dalla spada, Dalla gola loro, e dalla mano del possente.

16. E vi è qualche speranza per lo misero; Ma l’iniquità ha la bocca turata.

17. Ecco, beato è l’uomo, il quale Iddio castiga; E però non disdegnar la correzione dell’Onnipotente.

18. Perciocchè egli è quel che manda la doglia e altresì la fascia; Egli è quel che fa la piaga, e le sue mani altresì guariscono.

19. In sei afflizioni egli ti libererà, Ed in sette il male non ti toccherà.

20. In tempo di fame egli ti riscoterà dalla morte, E in tempo di guerra dalla spada.

21. Al tempo del flagello della lingua tu sarai nascosto; E non temerai la desolazione, quando verrà.

22. Tu riderai del guasto e della carestia; E non temerai delle fiere della terra.

23. Perciocchè tu avrai patto eziandio con le pietre de’ campi; E le fiere della campagna ti saranno rendute pacifiche.

24. E tu conoscerai per prova che il tuo padiglione non sarà se non pace, E governerai la tua casa, e nulla ti verrà fallito.

25. E riconoscerai che la tua progenie sarà molta, E che i tuoi discendenti saranno come l’erba della terra.

26. Tu entrerai in estrema vecchiezza nel sepolcro, Come la bica delle biade è accumulata al suo tempo.

27. Ecco ciò noi ti diciamo; noi l’abbiamo investigato; egli è così; Ascoltalo, e riconoscilo.

1. E GIOBBE rispose e disse:

2. Fosse pur lo sdegno mio ben pesato, E fosse parimente la mia calamità levata in una bilancia!

3. Perciocchè ora sarebbe trovata più pesante che la rena del mare; E però le mie parole vanno all’estremo.

4. Perchè le saette dell’Onnipotente sono dentro di me, E lo spirito mio ne beve il veleno; Gli spaventi di Dio sono ordinati in battaglia contro a me.

5. L’asino salvatico raglia egli presso all’erba? Il bue mugghia egli presso alla sua pastura?

6. Una cosa insipida si mangia ella senza sale? Evvi sapore nella chiara ch’è intorno al torlo dell’uovo?

7. Le cose che l’anima mia avrebbe ricusate pur di toccare Sono ora i miei dolorosi cibi.

8. Oh! venisse pur quel ch’io chieggio, e concedessemi Iddio quel ch’io aspetto!

9. E piacesse a Dio di tritarmi, Di sciorre la sua mano, e di disfarmi!

10. Questa sarebbe pure ancora la mia consolazione, Benchè io arda di dolore, e ch’egli non mi risparmi, Che io non ho nascoste le parole del Santo.

11. Quale è la mia forza, per isperare? E quale è il termine che mi è posto, per prolungar l’aspettazione dell’anima mia?

12. La mia forza è ella come la forza delle pietre? La mia carne è ella di rame?

13. Non è egli così che io non ho più alcun ristoro in me? E che ogni modo di sussistere è cacciato lontan da me?

14. Benignità dovrebbe essere usata dall’amico inverso colui ch’è tutto strutto; Ma esso ha abbandonato il timor dell’Onnipotente,

15. I miei fratelli mi hanno fallito, a guisa di un ruscello, Come rapidi torrenti che trapassano via;

16. I quali sono scuri per lo ghiaccio; E sopra cui la neve si ammonzicchia;

17. Ma poi, al tempo che corrono, vengono meno, Quando sentono il caldo, spariscono dal luogo loro.

18. I sentieri del corso loro si contorcono, Essi si riducono a nulla, e si perdono.

19. Le schiere de’ viandanti di Tema li riguardavano, Le carovane di Seba ne aveano presa speranza;

20. Ma si vergognano di esservisi fidati; Essendo giunti fin là, sono confusi.

21. Perciocchè ora voi siete venuti a niente; Avete veduta la ruina, ed avete avuta paura.

22. Vi ho io detto: Datemi, E fate presenti delle vostre facoltà per me?

23. E liberatemi di man del nemico, E riscuotetemi di man de’ violenti?

24. Insegnatemi, ed io mi tacerò; E ammaestratemi, se pure ho errato in qualche cosa.

25. Quanto son potenti le parole di dirittura! E che potrà in esse riprendere alcun di voi?

26. Stimate voi che parlare sia convincere? E che i ragionamenti di un uomo che ha perduta ogni speranza non sieno altro che vento?

27. E pure ancora voi vi gittate addosso all’orfano, E cercate di far traboccare il vostro amico.

28. Ora dunque piacciavi riguardare a me, E se io mento in vostra presenza.

29. Deh! ravvedetevi; che non siavi iniquità; Da capo, il dico, ravvedetevi, io son giusto in questo affare.

30. Evvi egli iniquità nella mia lingua? Il mio palato non sa egli discerner le cose perverse?

1. Non ha l’uomo un termine della sua milizia in su la terra? E non sono i suoi giorni simili a quelli di un mercenario?

2. Come il servo aspira all’ombra, E il mercenario aspetta il premio della sua opera;

3. Così mi sono stati dati per eredità de’ mesi molesti; E mi sono state assegnate per parte mia notti penose.

4. Se mi son posto a giacere, dico: Quando mi leverò? Quando sarà passata la notte? E mi stanco di dimenarmi fino all’alba.

5. La mia carne è rivestita di vermini, e di gromma di terra; La mia pelle si schianta, e si disfa.

6. I miei giorni son passati via più leggermente che la spola del tessitore, E son venuti meno senza speranza.

7. Ricordati che la mia vita è un vento, Che l’occhio mio non tornerà più a vedere il bene.

8. L’occhio di chi mi vede non mi riguarderà più; Se tu rivolgi gli occhi verso me, io non sarò più.

9. Come la nuvola si dilegua, e se ne va via; Così chi scende nel sepolcro non ne salirà più fuori.

10. Egli non ritornerà più a casa sua, E il luogo suo non lo riconoscerà più.

11. Io altresì non ratterrò la mia bocca; Io parlerò nell’angoscia del mio spirito, Io mi lamenterò nell’amaritudine dell’anima mia.

12. Sono io un mare, o una balena, Che tu mi ponga guardia attorno?

13. Quando io dico: La mia lettiera mi darà alleggiamento, Il mio letto solleverà parte del mio lamento;

14. Allora tu mi sgomenti con sogni, E mi spaventi con visioni.

15. Talchè io nell’animo sceglierei innanzi di essere strangolato, E innanzi vorrei la morte che le mie ossa.

16. Io son tutto strutto; io non viverò in perpetuo; Cessati da me; conciossiachè i miei giorni non sieno altro che vanità.

17. Che cosa è l’uomo, che tu ne faccia sì grande stima, Che tu ponga mente ad esso?

18. E che tu lo visiti ogni mattina, E ad ogni momento l’esamini?

19. Fino a quando non ti rivolgerai indietro da me, E non mi darai alcuna posa, Tanto che io possa inghiottir la mia saliva?

20. Io ho peccato; che opererò inverso te, o Guardiano degli uomini? Perchè mi hai posto per tuo bersaglio, E perchè sono io grave a me stesso?

21. E perchè non perdoni il mio misfatto, E non rimuovi la mia iniquità? Conciossiachè di presente giacerò nella polvere; E, se poi tu mi ricerchi, io non sarò più.

1. E BILDAD Suhita rispose, e disse:

2. Infino a quando proferirai tali ragionamenti, E saranno le parole della tua bocca come un vento impetuoso?

3. Iddio pervertirebbe egli il giudicio? L’Onnipotente pervertirebbe egli la giustizia?

4. Se i tuoi figliuoli hanno peccato contro a lui, Egli altresì li ha dati in mano del lor misfatto.

5. Ma quant’è a te, se tu ricerchi Iddio, E chiedi grazia all’Onnipotente;

6. Se tu sei puro e diritto, Certamente egli si risveglierà di presente in favor tuo, E farà prosperare il tuo giusto abitacolo.

7. E la tua condizione di prima sarà stata piccola, E l’ultima diventerà grandissima.

8. Perciocchè domanda pur le età primiere, E disponti ad informarti da’ padri loro;

9. Imperocchè, quant’è a noi, siamo sol da ieri in qua, E non abbiamo intendimento; Perchè i nostri giorni son come un’ombra sopra la terra;

10. Non insegnerannoti essi, e non parlerannoti, E non trarranno essi fuori ragionamenti dal cuor loro?

11. Il giunco sorgerà egli senza pantano? L’erba de’ prati crescerà ella senz’acqua?

12. E pure, mentre è ancor verde, e non è ancora segata, Si secca avanti ogni altra erba.

13. Tali son le vie di tutti quelli che dimenticano Iddio, E così perirà la speranza dell’ipocrita;

14. La cui speranza sarà troncata, E la cui confidanza sarà una casa di ragnolo.

15. Egli si appoggerà in su la casa sua, ma quella non istarà ferma; Egli si atterrà ad essa, ma ella non istarà in piè.

16. Egli è verdeggiante al sole, E i suoi rami si spandono fuori in sul giardino, nel quale è piantato;

17. Le sue radici s’intralciano presso alla fonte, Egli mira la casa di pietra.

18. Ma, se alcuno lo manderà in ruina, divellendolo dal luogo suo, Questo lo rinnegherà dicendo: Io non ti vidi giammai.

19. Ecco, tale è l’allegrezza della sua via, E dalla polvere ne germoglieranno altri.

20. Ecco, Iddio non disdegna l’uomo intiero; Ma altresì non presta la mano a’ maligni.

21. Ancora empierà egli la tua bocca di riso, E le tue labbra di giubilo.

22. Quelli che ti odiano saranno vestiti di vergogna; Ma il tabernacolo degli empi non sarà più.

1. E GIOBBE rispose e disse:

2. Veramente io so ch’egli è così; E come si giustificherebbe l’uomo appo Iddio?

3. Se Iddio vuol litigar con lui, Egli non gli potrà rispondere d’infra mille articoli ad un solo.

4. Egli è savio di cuore, e potente di forza; Chi si è mai indurato contro a lui, ed è prosperato?

5. Contro a lui, che spianta i monti, Senza che si possa sapere come egli li abbia rivolti sottosopra nella sua ira;

6. Che crolla la terra, e la smuove dal luogo suo; E da cui le colonne di essa sono scosse;

7. Che parla al sole, ed esso non si leva; Che tiene suggellate le stelle;

8. Che distende tutto solo i cieli, E calca le sommità del mare;

9. Che ha fatto i segni del Carro, dell’Orione, delle Gallinelle, E quelli che sono in fondo all’Austro;

10. Che fa cose tanto grandi, che non si possono investigare; E tante cose maravigliose che non si possono annoverare.

11. Ecco, egli passerà davanti a me, ed io nol vedrò; Ripasserà, ed io non lo scorgerò.

12. Ecco, egli rapirà, e chi gli farà far restituzione? Chi gli dirà: Che fai?

13. Iddio non raffrena l’ira sua; Sotto lui sono atterrati i bravi campioni.

14. Quanto meno gli risponderei io, Ed userei parole scelte contro a lui?

15. Io, che quantunque fossi giusto, non risponderei, Anzi chiederei grazia al mio Giudice.

16. Se io grido, ed egli mi risponde, Pur non potrò credere ch’egli abbia ascoltata la mia voce;

17. Conciossiachè egli mi abbia conquiso con un turbo, E mi abbia date di molte battiture senza cagione.

18. Egli non mi permette pur di respirare; Perciocchè egli mi sazia di amaritudini.

19. Se si tratta di forza, ecco, egli è potente; Se di giudicio, chi mi citerà?

20. Benchè io sia giusto, la mia bocca mi condannerà; Quantunque io sia intiero, ella mi dichiarerà perverso.

21. Benchè io sia intiero, io non riconoscerò me stesso; Io avrò a sdegno la vita mia.

22. Egli è tutt’uno; perciò ho detto: Egli distrugge ugualmente l’uomo intiero e l’empio.

23. Se è un flagello, egli uccide in un momento; Ma egli si beffa della prova degl’innocenti.

24. La terra è data in mano all’empio, Il qual copre la faccia de’ giudici di essa. Ora, se Iddio non fa questo, chi è egli dunque?

25. Ma i miei giorni sono stati più leggieri che un corriero; Son fuggiti via, non hanno goduto il bene;

26. Son trascorsi come saette, Come un’aquila che vola frettolosa al pasto.

27. Se io dico: Io dimenticherò il mio lamento, Io lascerò il mio cruccio, e mi rinforzerò;

28. Io sono spaventato di tutti i miei tormenti, Io so che tu non mi reputerai innocente.

29. Io sarò reo; Perchè adunque mi affaticherei in vano?

30. Quando io mi fossi lavato con acque di neve, E nettatomi le mani col sapone;

31. Allora pure tu mi tufferesti in una fossa, E i miei vestimenti mi avrebbero in abbominio.

32. Perciocchè egli non è un uomo, come son io, perchè io gli risponda, E perchè noi veniamo insieme a giudicio.

33. Ei non v’è niuno che possa dar sentenza fra noi, Che possa metter la mano sopra amendue noi.

34. Ma rimuova egli pur la sua verga d’addosso a me, E non mi conturbi il suo spavento.

35. Allora io parlerò, e non avrò paura di lui; Perciocchè in questo stato io non sono in me stesso.

1. L’anima mia si annoia della mia vita. Io mi lascerò scorrere addosso il mio lamento; Io parlerò nell’amaritudine dell’anima mia.

2. Io dirò a Dio: Non condannarmi; Fammi assapere perchè tu litighi meco.

3. Ti par egli ben fatto di oppressare, Di sdegnar l’opera delle tue mani, E di risplendere sopra il consiglio degli empi?

4. Hai tu occhi di carne? Vedi tu come vede l’uomo?

5. Sono i tuoi giorni come i giorni dell’uomo mortale? Sono i tuoi anni come l’età umana?

6. Che tu faccia inchiesta della mia iniquità, E prenda informazione del mio peccato?

7. A te si appartiene di conoscere che io non son reo; E non vi è niuno che riscuota dalla tua mano.

8. Le tue mani mi hanno formato e composto; E tu mi distruggi tutto quanto d’ogn’intorno.

9. Deh! ricordati che tu mi hai formato come dell’argilla; E tu mi fai ritornare in polvere.

10. Non mi hai tu colato come latte, E fatto rappigliar come un cacio?

11. Tu mi hai vestito di pelle e di carne E mi hai contesto d’ossa e di nervi.

12. Tu mi hai data la vita, ed hai usata benignità inverso me; E la tua cura ha guardato lo spirito mio.

13. E pur tu avevi riposte queste cose nel cuor tuo; Io conosco che questo era appo te.

14. Se io ho peccato, tu mi hai notato, E non mi hai assolto della mia iniquità.

15. Se io sono stato reo, guai a me; E se son giusto, non però alzo il capo, Essendo sazio d’ignominia, e veggendo la mia afflizione;

16. E se pur l’alzo, tu mi cacci a giusa di fiero leone, E torni a dimostrarti maraviglioso contro a me.

17. Tu mi produci in faccia nuovi testimoni tuoi; Tu accresci la tua indegnazione contro a me; Eserciti a muta sono sopra me.

18. Perchè dunque mi hai tratto fuor della matrice? Io vi sarei spirato, e l’occhio d’alcuno non mi avrebbe veduto.

19. Io sarei stato come se non avessi giammai avuto essere; Io sarei stato portato dal seno alla sepoltura.

20. I miei giorni non sono eglino poca cosa? cessa dunque, E rimanti da me, sì che io mi rinforzi un poco;

21. Avanti che io me ne vada alla terra delle tenebre, Dell’ombra della morte, onde mai non tornerò;

22. Alla terra d’oscurità simile a caligine; D’ombra di morte, ove non è ordine alcuno; E la quale, quando fa chiaro, è simile a caligine.

1. E SOFAR Naamatita rispose e disse:

2. Non risponderebbesi egli ad un uomo di tante parole? Ed un uomo loquace sarebbe egli per ciò reputato giusto?

3. Faranno le tue ciancie tacer gli uomini? Ti farai tu beffe, senza che alcuno ti faccia vergogna?

4. Or tu hai detto: La mia maniera di vita è pura, Ed io sono stato netto davanti agli occhi tuoi.

5. Ma volesse pure Iddio parlare, Ed aprir le sue labbra teco;

6. E dichiararti i segreti della sapienza; Perciocchè sono doppi; E tu conosceresti che Iddio ti fa portar pena minore Che la tua iniquità non merita di ragione.

7. Potresti tu trovar modo d’investigare Iddio? Potresti tu trovar l’Onnipotente in perfezione?

8. Queste cose sono le altezze de’ cieli, che ci faresti? Son più profonde che l’inferno, come le conosceresti?

9. La lor distesa è più lunga che la terra, E la lor larghezza è più grande che il mare.

10. Se Iddio sovverte, ovvero s’egli serra, E raccoglie, chi ne lo storrà?

11. Perciocchè egli conosce gli uomini vani; E veggendo l’iniquità, non vi porrebbe egli mente?

12. Ma l’uomo è scemo di senno, e temerario di cuore; E nasce simile a un puledro di un asino salvatico.

13. Se tu addirizzi il cuor tuo, E spieghi le palme delle tue mani a lui;

14. Se vi è iniquità nella tua mano, e tu l’allontani da te, E non lasci dimorare alcuna perversità ne’ tuoi tabernacoli;

15. Allora certamente tu alzerai la faccia netta di macchia, E sarai stabilito, e non avrai paura di nulla;

16. Perciocchè tu dimenticherai gli affanni, E te ne ricorderai come d’acque trascorse;

17. E ti si leverà un tempo più chiaro che il mezzodì; Tu risplenderai, tu sarai simile alla mattina;

18. E sarai in sicurtà; perciocchè vi sarà che sperare; E pianterai il tuo padiglione, e giacerai sicuramente;

19. E ti coricherai, e niuno ti spaventerà; E molti ti supplicheranno.

20. Ma gli occhi degli empi verranno meno, Ed ogni rifugio sarà perduto per loro; E la loro unica speranza sarà di render lo spirito.

1. E GIOBBE rispose, e disse:

2. Sì, veramente voi siete tutt’un popolo, E la sapienza morrà con voi.

3. Anch’io ho senno come voi; Io non sono da men di voi; Ed appo cui non sono cotali cose?

4. Io son quell’uomo ch’è schernito dal suo amico; Ma un tale invoca Iddio, ed egli gli risponderà; L’uomo giusto ed intiero è schernito.

5. Colui che sta per isdrucciolare col piè, E, per estimazione di chi è felice, un tizzone sprezzato.

6. I tabernacoli de’ ladroni prosperano, E v’è ogni sicurtà per quelli che dispettano Iddio, Nelle cui mani egli fa cadere ciò che desiderano.

7. E in vero, domandane pur le bestie, ed esse tu l’insegneranno; E gli uccelli del cielo, ed essi te lo dichiareranno;

8. Ovvero, ragionane con la terra, ed essa te l’insegnerà; I pesci del mare eziandio te lo racconteranno.

9. Fra tutte queste creature, Quale è quella che non sappia che la mano del Signore fa questo?

10. Nella cui mano è l’anima d’ogni uomo vivente, E lo spirito d’ogni carne umana.

11. L’orecchio non prova egli le parole, Come il palato assapora le vivande?

12. Ne’ vecchi è la sapienza, E nella grande età è la prudenza.

13. Appo lui è la sapienza e la forza; A lui appartiene il consiglio e l’intelligenza.

14. Ecco, se egli ruina, la cosa non può esser riedificata; Se serra alcuno, non gli può essere aperto.

15. Ecco, se egli rattiene le acque, elle si seccano; E se le lascia scorrere, rivoltano la terra sottosopra.

16. Appo lui è forza e ragione; A lui appartiene chi erra, e chi fa errare.

17. Egli ne mena i consiglieri spogliati, E fa impazzare i giudici.

18. Egli scioglie il legame dei re, E stringe la cinghia sopra i lor propri lombi.

19. Egli ne mena i rettori spogliati, E sovverte i possenti.

20. Egli toglie la favella agli eloquenti, E leva il senno a’ vecchi.

21. Egli spande lo sprezzo sopra i nobili, E rallenta la cintura de’ possenti.

22. Egli rivela le cose profonde, traendole fuor delle tenebre; E mette fuori alla luce l’ombra della morte.

23. Egli accresce le nazioni, ed altesì le distrugge; Egli sparge le genti, ed altresì le riduce insieme.

24. Egli toglie il senno a’ capi de’ popoli della terra, E li fa andar vagando per luoghi deserti, ove non ha via alcuna.

25. Vanno a tentone per le tenebre, senza luce alcuna: Ed egli li fa andare errando come un uomo ebbro.

1. Ecco, l’occhio mio ha vedute tutte queste cose, L’orecchio mio le ha udite, e le ha intese.

2. Quanto sapete voi, so anch’io; Io non son da men di voi.

3. E pure io parlerò all’Onnipotente; Io avrò a grado di venire a ragione con lui.

4. Ma certo, quant’è a voi, voi siete rappezzatori di menzogna; Voi siete medici da nulla tutti quanti.

5. Oh! vi taceste pur del tutto, Ciò vi sarebbe reputato in saviezza!

6. Deh! ascoltate la difesa della mia ragione, Ed attendete agli argomenti delle mie labbra.

7. Convienvisi in favor di Dio parlar perversamente, E per rispetto suo parlar frodolentemente?

8. Convienvisi aver riguardo alla qualità sua? Convienvisi litigar per Iddio?

9. Sarebbe egli ben per voi ch’egli vi esaminasse? Gabberestelo voi come si gabba un uomo?

10. Egli del certo vi arguirà, Se di nascosto avete riguardo alla qualità delle persone.

11. La sua altezza non vi sgomenterà ella? Lo spavento di lui non vi caderà egli addosso?

12. I vostri detti memorandi son simili a cenere; Ed i vostri sublimi ragionamenti a mucchi di fango.

13. Tacetevi, e lasciatemi stare, ed io parlerò; E passimi addosso che che sia.

14. Perchè mi strappo io la carne co’ denti, E perchè tengo l’anima mia nella palma della mia mano?

15. Ecco, uccidami egli pure; sì spererò in lui; Ma tuttavia difenderò le mie vie nel suo cospetto.

16. Ed egli stesso mi sarà in salvazione; Perciocchè l’ipocrita non gli verrà davanti.

17. Ascoltate attentamente il mio ragionamento; Ed entrivi negli orecchi la mia dichiarazione.

18. Ecco ora, quando io avrò esposta per ordine la mia ragione, Io so che sarò trovato giusto.

19. Chi è colui che voglia litigar meco? Conciossiachè di presente mi tacerò, e spirerò.

20. Sol non farmi due cose, Ed allora io non mi nasconderò dal tuo cospetto.

21. Allontana la tua mano d’addosso a me, E non mi spaventi il tuo terrore.

22. E poi chiama, ed io risponderò; Ovvero, io parlerò, e tu rispondimi.

23. Quante iniquità e peccati ho io? Mostrami il mio misfatto, e il mio peccato.

24. Perchè nascondi la tua faccia, E mi reputi tuo nemico?

25. Stritolerai tu una fronda sospinta? O perseguiterai tu della stoppia secca?

26. Che tu mi sentenzii a pene amare, E mi faccia eredar l’iniquità della mia fanciullezza!

27. E metta i miei piedi ne’ ceppi, E spii tutti i miei sentieri, E stampi le tue pedate in su le radici de’ miei piedi!

28. Onde costui si disfa come del legno intarlato, Come un vestimento roso dalle tignuole.

1. L’uomo nato di donna È di breve età, e pieno di travagli.

2. Egli esce fuori come un fiore, e poi è reciso; E fugge come l’ombra, e non istà fermo.

3. E pur tu apri gli occhi tuoi sopra un tale, E mi fai venire a giudicio teco!

4. Chi può trarre una cosa monda da una immonda? Niuno.

5. Poichè i suoi giorni son determinati, E che il numero de’ suoi mesi è appo te, E che tu gli hai posti i suoi termini, I quali egli non può trapassare,

6. Rivolgiti d’addosso a lui, sì ch’egli abbia alcuna posa, Infino a tanto che di buona voglia egli fornisca la sua giornata, come un mercenario.

7. Perciocchè quantunque un albero sia tagliato, Pur vi è speranza per lui, ch’egli si rinnoverà ancora, E che i suoi rampolli non mancheranno.

8. Benchè la sua radice sia invecchiata nella terra, E il suo tronco sia morto nella polvere;

9. Pur nondimeno, tosto ch’egli sentirà l’acqua, rigermoglierà, E produrrà rami come una pianta novella.

10. Ma l’uomo muore, e si fiacca; E quando l’uomo è trapassato, ov’è egli?

11. Le acque se ne vanno via dal mare, E i fiumi si seccano, e si asciugano;

12. Così, quando l’uomo giace in terra, egli non risorge; Finchè non vi sieno più cieli, i morti non si risveglieranno, E non si desteranno dal sonno loro.

13. Oh! nascondessimi tu pur sottera, Ed occultassimi, finchè l’ira tua fosse racquetata; E ponessimi alcun termine, dopo il quale tu ti ricordassi di me!

14. Se l’uomo muore, può egli tornare in vita? Aspetterò io tutti i giorni del tempo determinato della mia vita, Finchè mi venga mutamento di condizione?

15. E che tu mi chiami, e che io ti risponda, E che tu desideri l’opera delle tue mani?

16. Perciocchè ora tu conti i miei passi, E non riserbi nulla a punir del mio peccato.

17. I miei misfatti son suggellati in un sacchetto, Tu l’hai cucito sopra le mie iniquità.

18. Ma certo, come un monte cadendo scoscende, Ed una rupe è divelta dal suo luogo;

19. E le acque rodono le pietre, E i lor diluvi inondano la polvere dalla terra; Così tu fai perir la speranza dell’uomo.

20. Tu lo sopraffai in eterno, ed egli se ne va; Tu gli fai mutar faccia, e lo mandi via.

21. Se poi i suoi figliuoli sono in onore, egli nol sa; Se altresì sono abbassati, egli non vi pon mente.

22. La sua carne si duole sol di lui, E l’anima sua fa cordoglio sol di lui.

Significados: Elifaz.

Você está lendo na edição DIODATI, Giovanni Diodati, em Italiano.
Este lívro compôe o Antigo Testamento, tem 42 capítulos, e 1070 versículos.